Dentro il Sé: il viaggio interiore di Claudio Mario Cherubini
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Un percorso che attraversa consapevolezza, trasformazione e ricerca interiore: Mio Sé e l’alchimia della Felicità non è solo un libro, ma un invito a guardarsi dentro. In questa intervista, Claudio Mario Cherubini racconta la genesi della sua opera, il significato profondo dell’alchimia interiore e il messaggio che desidera condividere con i lettori.
Il titolo del suo libro, “Mio Sé e l’alchimia della Felicità”, richiama un percorso molto intimo. Come nasce quest’opera?
Mio Sé e l’alchimia della Felicità non è stato un progetto elaborato a tavolino. Dopo i miei primi due libri, anni di ricerca e di osservazione sono emersi spontaneamente. È stata una chiamata, un bisogno di andare oltre: il passaggio da una visione frammentata a una visione unitaria. Da bene e male, da giusto e sbagliato, a tutto ha un senso dentro un equilibrio più grande.
Cosa intende per “alchimia della felicità”?
L’aspetto più affascinante di questa antica pratica è la sua valenza simbolica: la trasformazione interiore dell’essere umano. Così come l’alchimista cercava di trasformare il piombo in oro, l’essere umano può trasformare le proprie paure, le ferite e i limiti in forza e amore. Attraverso la consapevolezza, l’ascolto e il coraggio di guardarsi dentro, ciò che era un peso può lentamente trasmutarsi in comprensione, amore e luce.
Quanto c’è di autobiografico nel suo lavoro?
Ogni pagina nasce dalla mia esperienza, che ha influito tantissimo nella stesura del libro. Non è comunque un libro autobiografico in senso stretto: non racconta la mia vita in modo diretto e cronologico.
Qual è il messaggio principale che desidera trasmettere ai lettori?
Il messaggio principale è che ciò che cerchiamo fuori, in realtà, è dentro di noi. Non si tratta di negare la realtà o le difficoltà della vita, ma di cambiare il punto da cui le guardiamo. Quando smettiamo di identificarci completamente con ciò che accade — pensieri, emozioni, eventi — e iniziamo a osservarli con più consapevolezza, qualcosa si trasforma: è lì che prende forma quella che chiamo alchimia. Comprendere la vita, non combatterla.
Presentare il libro al Salone Internazionale del Libro di Torino che significato ha per lei?
Presentare Mio Sé e l’alchimia della Felicità al Salone Internazionale del Libro di Torino è per me un punto di arrivo e, allo stesso tempo, un nuovo inizio. Portarlo in un luogo così importante significa dare forma concreta a tutto il mio percorso, renderlo visibile e condivisibile. È dall’incontro con le persone che il libro prende davvero vita.
Che tipo di esperienza vorrebbe offrire a chi si avvicina al suo libro?
Non un libro da finire, ma un libro che accompagni. Un incontro con sé stessi. Chi si avvicina a Mio Sé e l’alchimia della Felicità non trova risposte preconfezionate, ma spunti che aprono nuove domande. Ed è proprio in quelle domande che può nascere qualcosa: uno spazio più autentico in cui osservare la propria vita. Un ritorno a ciò che siamo, prima delle etichette, delle paure e delle abitudini.
Sta già lavorando a nuovi progetti?
È prematuro parlare di nuovi progetti. Sicuramente nuovi passi nella stessa direzione, andando ancora più in profondità e, allo stesso tempo, rendendo questi temi più accessibili e vicini alla vita quotidiana.
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