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Borrowed Light. Al Mudec di Milano la mostra dell’artista dell’anno Rohini Devasher

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Ho assistito al Mudec – Museo delle Culture di Milano alla Mostra Artist of the Year: Borrowed Light” dell’artista indiana Rohini Devasher; l’autrice è stata vincitrice nel 2024 del prestigioso premio internazionale “Artist of the Year” che Deutsche Bank dedica all’arte contemporanea.
Si tratta della prima artista indiana a ricevere questo riconoscimento, ed è stata selezionata su proposta di Stephanie Rosenthal, Direttrice del Guggenheim Abu Dhabi Project.


“Borrowed Light” rappresenta la prima mostra personale dell’artista in Italia; per il quarto anno consecutivo il premio “Artist of the Year” torna al MUDEC di Milano consolidando la significativa collaborazione tra Deutsche Bank e 24 ORE Cultura, nata nel 2022 con la volontà di avvicinare un pubblico sempre più ampio all’arte.

Mi è stato inoltre riferito all’ingresso che Mudec propone una serie di attività gratuite rivolte alle famiglie ed al pubblico delle scuole secondarie di secondo grado ed alle università, fra cui visite guidate interattive e laboratori esperienziali proprio a partire da “Borrowed Light”.

Con Borrowed Light, Rohini Devasher (che è nata a New Delhi nel 1978) offre una lettura originale e profondamente attuale dei rapporti tra arte, scienza e percezione: l’esperienza immersiva a cui ho partecipato mi ha permesso di conoscere una artista emergente le cui opere di rilevanza anche sociale (oltre che artistica) sviluppano nuove prospettive sul presente.Astronoma amatoriale oltre che artista, Rohini Devasher da anni esplora le intersezioni tra arte, scienza e filosofia, sviluppando progetti che mettono in dialogo cultura visiva, tecnologia e sapere scientifico.
Grazie al suo approccio interdisciplinare e all’integrazione dei linguaggi dell’arte contemporanea nella vita quotidiana, le sue opere risultano ai miei occhi profondamente attuali ed affascinanti.

Ho subito percepito che è centrale nel suo lavoro l’osservazione del cielo: guardare il cielo è un gesto antico e universale che ci riguarda tutti.
L’autrice guarda il cielo sia dal punto di vista scientifico – attraverso strumenti e dati – sia come esperienza culturale e filosofica, seguendo così una prospettiva radicata nella tradizione indiana, e mi ha portata con sé in questo misterioso viaggio nel cielo.
Ho scoperto che per realizzare le sue opere l’artista ha collaborato con astronomi, fisici, osservatori internazionali e istituzioni scientifiche.

Devasher non si interessa solo allo sguardo rivolto verso il cielo: è affascinata dalle narrazioni, dalle storie delle persone la cui vita è stata trasformata dal cielo stellato oltre che dalle forme e modalità di interazione che scaturiscono dalle osservazioni, dalle tecnologie e dagli strumenti utilizzati, dalle ideologie e dai miti che plasmano osservazioni e percezioni.

Ne deriva una mostra che tocca vari ambiti, a partire dall’astronomia fino a raggiungere la filosofia.

Ho riflettuto su luce, tempo, conoscenza ed anche su ciò che ci arriva per riflesso da altre culture, epoche o strumenti.

Infatti ogni osservazione è “situata” cioè a dire condizionata dal contesto geografico, culturale, linguistico e ideologico di chi guarda.

Mi ha affasciato la composizione delle sale della mostra: pareti molto scure e luce attenuata richiamano l’oscurità dell’universo, e le opere tra loro creano una sorta di costellazione visiva.

L’elemento centrale della mostra è l’installazione video “One Hundred Thousand Suns” del 2023, un’opera che si basa su oltre 150.000 immagini solari catturate in un secolo all’Osservatorio Solare di Kodaikanal, in India.

Ogni giorno dal 1904 – condizioni metereologiche permettendo – il personale dell’Osservatorio Solare di Kodaikanal ha registrato immagini del Sole: si tratta quindi di oltre 100 anni di dati solari, quasi 11 cicli solari, più di 157000 ritratti del Sole.

Nella sala principale della mostra viene trasmesso sulle pareti il video che fa riferimento a queste oltre 100000 immagini del Sole raccolte dall’Osservatorio – in un film che segue l’evoluzione dell’osservazione solare (dai disegni, alla fotografia astronomica fino ai dati raccolti dalla NASA).

Questo immenso lavoro traccia l’evoluzione dell’osservazione solare dalle prime macchie solari disegnate a mano su carta, alla fotografia su lastre di vetro e all’era spaziale, ivi inclusi 

i dati raccolti dall’artista stessa.

L’opera mi ha fatto riflettere su come luogo, osservatore e metodi di osservazione e raccolta possano generare molteplici e diverse interpretazioni del tempo, dei dati e della verità. In questa mostra ho potuto concentrarmi in una sola occasione su ecologia, cosmologia, tecnologia, video, pittura, incisioni, disegni, scienza e filosofia – perchè l’opera di Devasher è un compendio di tutto questo. Inoltre a completamento della mostra c’è un angolo lettura con una selezione di testi che hanno influenzato l’autrice – a disposizione degli utenti. Infine sulle pareti del Museo ci sono le immagini scattate “a caccia di eclissi”: si tratta di molte affascinanti fotografie di eclissi solari, raccolte nel tempo.

La mostra è aperta al pubblico fino al giorno 02 Novembre 2025; alla pagina web https://www.mudec.it/deutsche-bank-artist-of-the-year-2024/ è possibile consultare orari ed attività didattiche organizzate al Mudec in riferimento alla Mostra.

Federica Cervini

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