Trittico di mostre al TAM di Mendrisio fino al 20 dicembre 2026
Il Teatro dell’Architettura di Mendrisio (TAM) dell’Università della Svizzera italiana (USI) presenta tre nuove esposizioni promosse dall’Accademia di Architettura, e cioè:
– “La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica”;
– “Pino Musi. Continuum”;
– l’installazione “Sleipnir e il Labirinto di Porte” realizzata dagli studenti dell’Atelier Forte dell’Accademia di Architettura.
Il 05 Maggio, su invito di ddl arts, ho avuto il piacere di partecipare alla conferenza stampa di presentazione al pubblico delle tre mostre, la cui apertura al pubblico sarà dall’8 Maggio al 20 Dicembre 2026.
Le mostre sono visibili al primo e secondo piano del TAM, mentre l’installazione degli studenti è nell’atrio di ingresso; si tratta quindi di tre progetti distinti ma dialoganti fra loro.
Lo spazio del TAM si presta infatti molto bene a mio parere a proporre tre mostre contemporaneamente – per la particolarità della sua forma circolare su tre livelli.
Vi riferirò ora i temi affrontati e le mie impressioni circa queste nuove esposizioni.
Siamo partiti nella visita dall’ultimo piano del TAM, dove è allestita l’esposizione “Pino Musi. Continuum”, a cura di Michael Jakob: viene presentata una selezione di fotografie in bianco e nero che indagano forma, materia e percezione dello spazio.
La mostra si sviluppa in sei sezioni tematiche che accolgono lunghi scrolls, ovvero una sequenza di scatti che sono dai presenti fruibili come in un’unica narrazione panoramica. Nell’opera di Musi si intrecciano fotografia e riflessioni sullo spazio, perché a mio avviso vedere è una forma di conoscenza.
Pino Musi è un noto fotografo che ha la propria base a Parigi: la mostra fotografica che ci ha presentato mi ha permesso, spostandomi fra gli scroll attaccati ai muri circolari del TAM, di percorrere un itinerario in cui ciascuno dei presenti può diversamente dialogare con le opere – perché l’autore ha deciso di non apporre didascalie alle immagini.
Pino Musi ci ha descritto i sei scroll, ma ha poi lasciato ad ognuno la possibilità di fruirne e dare loro il significato che più vuole.
Inoltre l’autore ha posizionato, sul finire del percorso circolare, tre opere di grande formato dedicate al recente restauro di Notre-Dame ed una selezione di libri d’artista. Ho particolarmente apprezzato le fotografie in bianco e nero di Pino Musi e la possibilità di girare all’ultimo piano del TAM gustandomi in autonomia i particolari di quegli scatti.
Poi ci siamo spostati al primo piano del Teatro, ove è allestita la mostra “La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica” – a cura di Franz Graf con Britta Buzzi, Carlo Dusi, Alessandro Bonizzoni e Sebastiano Verga.
In questa esposizione si propone una rilettura di oltre cinquant’anni di architettura ticinese attraverso foto a 88 edifici selezionati per il loro interesse dal punto di vista costruttivo; di tali edifici è possibile vedere disegni, immagini, materiale d’archivio e modelli.
Attraverso l’analisi e il disegno, la mostra mette in evidenza le specificità costruttive, architettoniche e di spazio degli edifici – il cui patrimonio architettonico e culturale ha segnato il tessuto urbano e territoriale del Canton Ticino.
E’ stato per me interessante analizzare e conoscere tecniche e sistemi costruttivi di quelle architetture che trasmettono valori tipici del contesto culturale del Ticino (spazio, colore, materiali).
Il percorso espositivo propone un focus su un periodo che va dal 1939 al 1996, invitando a esplorare le varie tecniche di costruzione – dalle murature in pietra alle strutture in calcestruzzo e acciaio, dal mattone in terracotta alle strutture in legno di recupero, fino ai volumi ancorati al suolo o sospesi.
Ritengo che conoscere differenti materiali e diversi generi di costruzione sia una condizione indispensabile per la conservazione e la trasmissione del patrimonio architettonico. In questa mostra si percepisce chiaramente che il TAM è una scuola: gli studenti che vi hanno lavorato hanno mostrato attenzione al territorio, mi hanno trasmesso l’informazione che c’è molto colore nell’architettura in Ticino e mi hanno portato a riflettere sul significato di scuola come di luogo di produzione della cultura.
Infine nell’atrium del TAM vi è l’installazione “Sleipnir e il Labirinto di Porte” – a cura di Duilio Forte in collaborazione con Simon Fikstvedt e Barbara Stallone: la scultura Sleipnir (il destriero nordico simbolo di esplorazione e viaggio) è posta all’interno di un magico labirinto di porte progettate e costruite dagli studenti dell’Atelier Forte dell’Accademia di Architettura -trasformando lo spazio in un percorso simbolico che indaga il rapporto tra uomo, spazio e processo progettuale.
Le porte sono a mio avviso simbolo di desiderio di conoscenza, della possibilità di superare un ostacolo per apprendere qualcosa di nuovo (simbolicamente ciò che sta dietro quella specifica porta); le porte sono a mio parere un luogo da attraversare per percepire la vastità dello spazio in cui vivo.
Questa installazione è interamente in legno – e quindi vi è per me un rimando diretto all’ambiente ed alla sua salvaguardia.
Alla pagina web del TAM https://www.tam.usi.ch/it/contatti è possibile reperire informazioni su orari di visita e apertura delle mostre.

