Palcoscenico Teatro 

Gabriele Russo porta in scena Il Giocatore di Fëdor Dostoevskij e la ludopatia al Teatro Bellini di Napoli con grande successo

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La storia de Il giocatore e la sua genesi in scena alla prima del Teatro Bellini di Napoli con una grande prova di Daniele Russo, seguito da un ottimo cast.

Non era facile la sfida e la messa in scena di un’opera dall’argomento non leggero come quello del gioco d’azzardo e la ludopatia, soprattutto quando si parla di un’opera di Fëdor Dostoevskij, mostro sacro della letteratura mondiale, e di una storia difficile come quella de Il giocatore.

La trilogia della libertà

Tanti i punti interrogativi e i timori della prima, perché intraprendere un’avventura che appariva non semplice, forse la più difficile delle tre opere che compongono la trilogia della libertà, che la Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini ha inaugurato qualche anno fa prima con l’Arancia Meccanica dello stesso Gabriele Russo e poi il Qualcuno volò sul nido del cuculo di Alessandro Gassmann. Però, al termine delle oltre due ore di spettacolo, si può senz’altro dire che Gabriele Russo e il cast di bravissimi attori hanno superato brillantemente la prova, oltre che per il talento non in discussione, ma anche per aver regalato uno spettacolo davvero emozionante, intenso, recitato molto bene e ben diretto. Certo l’allestimento e l’opera, in costante bilico tra dramma e commedia, non erano e continuano a non essere delle più semplici, come non è mai semplice mettere in scena un’opera del grande romanziere russo. In aggiunta, il tema de Il giocatore è un argomento dirompente e distruttivo molto attuale, purtroppo: la ludopatia. E quando si parla di gioco d’azzardo la questione non è mai semplice.

I tre piani narrativi

Il riadattamento teatrale è quello di Vitaliano Trevisam che si è ispirato all’opera Il Giocatore e alla vita di Fëdor Dostoevskij. Nella messa in scena si possono individuare tre piani narrativi, che si intrecciano tra loro: da una parte c’è la vita dello stesso scrittore indebitato a causa del gioco e con in pendenza un accordo con l’editore Stellovskij, nel quale c’è l’impegno a cedergli per nove anni i diritti delle sue opere, anche quelle future, nel caso non riesca a produrre un nuovo libro da dare alle stampe entro il novembre del 1866. Note biografiche reali della vita di Fëdor Dostoevskij, anche lui perso nel vizio del gioco. In scena, quindi, assistiamo al dissidio dello scrittore che, preso dalle scadenze e dai tormenti passionali, sembra incapace di poter rispettare gli impegni. Solo grazie all’intervento di Anna Grigor’evna, una stenografa assunta per velocizzare la stesura del romanzo, riuscirà a portare avanti la storia e alla fine a tenere fede al contratto. Un secondo piano narrativo è dato dalla genesi del romanzo stesso e della storia. Gabriele Russo ce lo fa vivere quasi come se fosse un viaggio nella mente e nella fantasia dello scrittore, con Dostoevskij e la Grigor’evna a intervenire tra gli attori per mettere a punto la stesura e correggere punti che non vanno. Poi il terzo piano, quello della storia stessa, drammatica, in cui operano personaggi persi nelle loro debolezze e nei loro vizi, incatenati da amori improbabili e il diabolico gioco della roulette di “Roulettenbourg” (un luogo non meglio precisato i Germania, forse Wiesbaden) destinati a vivere una vita in bilico tra debiti, amori solo di convenienza e dipendenza dalla fatidica pallina, che oltre a scorrere da un numero all’altro, con il pathos di chi mette in gioco la propria vita, scorre anche sul destino di ognuno dei personaggi, incapaci di vedere l’ineluttabile buio alla fine del tunnel che li sta avvolgendo.

I personaggi e il cast

I personaggi vivono tutti una dannazione perenne, quindi, una vita che dev’essere obbligatoriamente riempita dal gioco. Un sontuoso Daniele Russo interpreta un Fëdor Dostoevskij sbandato, ma con una foga e un ardore interno, che trascina. Il giocatore è lui, ma in realtà lo siamo tutti. Russo è capace di mostrare il fluire dei pensieri e delle idee, coadiuvato da Camilla Semino Favro che ben interpreta le due donne del protagonista, l’illuminante Anna Grigor’evna e la criptica e incapace di amare Polina, che irretisce il protagonista del romanzo, Alksej, in una relazione distruttiva. Daniele Russo rende molto bene lo smarrimento e la perdizione del protagonista, succube di due padroni: il gioco d’azzardo e la donna che lo usa. Sulla scena ci sono altre vittime del gioco: Marcello Romolo, che rappresenta in maniera molto credibile il generale, innamorato e desideroso si sposare la bella e volubile mademoiselle Blanche, interpretata da Martina Galletta. Anche il generale però è pieno di debiti di gioco, che hanno compromesso l’integrità economica della sua famiglia, il cui patrimonio è ipotecato dal marchese des Grieux, nobile e usuraio francese interpretato da Sebastiano Gavasso. Aleksej è il precettore dei figli del generale e prova un amore ossessivo per Polina, che è la figliastra del generale. Le sorti economiche di tutti i personaggi dipendono quindi dalle sorti economiche del generale, che a sua volta attende con ansia l’eredità che gli spetterebbe in caso di morte della ricca e anziana nonna, la baboulinka, interpretata da una superba Paola Sambo. La baboulinka però non muore, ma anzi, arriva a Roulettenburg per redarguire il generale e finisce anche lei nelle grinfie della roulette fino a perdere tutto il suo patrimonio (o parte di esso). L’unico che è libero dal vizio di giocare o da interessi economici con altri personaggi e il nobile inglese Mr Astley, interpretato da Alfredo Angelici, che è troppo ricco per preoccuparsi di “giocare per il desiderio irrefrenabile di guadagnare”, l’unico amico vero che si ritrova Aleksej, anch’egli innamorato di Polina.

Il gioco

A rendere prigionieri tutti i personaggi c’è quindi il vizio del gioco, con la sua perfidia, capace di piegare tutti, anche i più forti quando decidono di provare. A simboleggiare la perfidia della roulette c’è il croupier, interpretato da Alessio Piazza, che scandisce i momenti più intensi e forti della satira, gli attimi in cui la dipendenza diventa acuta, le ricchezze svaniscono, la disperazione cresce e l’animo umano si impoverisce. Le sequenze di gioco impreziosiscono la messa in scena, con vorticose emozioni, che ben rappresentano la trappola in cui sono finiti tutti i personaggi.

Dialoghi e scene

I dialoghi rendono molto bene lo stile verboso e brillante della scrittura di Dostoevskij, mentre la scena statica è animata dai costumi dei personaggi, oltre che da elementi scenici che entrano in diretta interazione con la recitazione degli attori e che ne seguono la fisicità della recitazione, come la sedia a rotelle che funge da supporto per l’anziana baboulinka, ma anche come roulette o sedia della perdizione per Alksej..

Nessuna via di fuga

Se alla fine la baboulinka muore e il generale riesce a sposare mademoiselle Blanche, Aleksej non riesce a liberarsi dalla tenaglia della dipendenza del gioco. Per liberare Polina dai debiti con des Grieux, riesce a vincere una grande somma di denaro, che però non lo libera dalla morsa, perché dopo aver perso Polina che è andata via con Mr Astley, potrebbe raggiungerla grazie all’ennesimo aiuto datogli dall’amico inglese, che gli svela che Polina in realtà è da sempre innamorata di lui. Aleksej potrebbe raggiungerla in Svizzera, ma non lo fa, anzi rimanda tutto a un futuro incerto, nel momento in cui sarebbe riuscito a ristabilirsi. Il solito alibi di chi non vuole o non può liberarsi da una morsa, quella del gioco, che lo porterà a giocarsi anche l’ultima somma donatagli da Mr Astley.

Via di fuga dal gioco

A liberarsi dal contratto e dalla scommessa è invece Fëdor Dostoevskij, che riesce a terminare il romanzo e a recuperare i diritti sulle sue opere, grazie all’aiuto di Anna Grigor’evna. Tra i due si stringerà un rapporto sempre più intimo, che culminerà con il matrimonio.

Storie di perdizione e di rinascita per chi è in preda alla trappola del gioco d’azzardo, da cui non si può uscire senza una volontà solida e un aiuto.

A ricordarcelo è Fëdor Dostoevskij stesso, grazie allo spettacolo di Gabriele Russo, che è riuscito a illuminare le scene del Teatro Bellini e a regalare al pubblico una storia di vita sicuramente da ricordare.

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