Interviste On Stage 

Intervista – Il compositore e artista perugino D.In.Ge.Cc.O si racconta al pubblico di Fix On Magazine

1) Ciao, benvenuto su Fix On Magazine. Raccontaci un po’ di te: come nasce il progetto?

Da una grande passione che mi appartiene sin da bambino.
Da un viaggio interiore alla scoperta di luoghi del passato, del presente e del futuro.
Dalla voglia di fare ciò che mi piace senza seguire schemi, obblighi o contratti.
Dallo studio e dalla ricerca di come la musica elettronica sia riuscita ad interpretare gli stati d’animo e le emozioni del nostro tempo da quando è nata ad oggi e sia poi diventata la colonna sonora della nostra epoca.
Il progetto D.In.Ge.Cc.O e G in particolare nasce da tutte queste cose.
Da un punto di vista personale posso dire che fondamentalmente mi ha aiutato a non rinchiudere in un cassetto quella curiosità verso il mondo, gli uomini e le cose, che ha caratterizzato sempre la parte più sensibile di me stesso e la mia tendenza creativa.
Per dirla con una citazione colta… Pablo Picasso diceva che “l’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”, ecco, lavorare a questo progetto ha rappresentato egoisticamente un po’ questo, prima di tutto. Poi la voglia di comunicare e condividere una umile rappresentazione di una porzione di mondo, attraverso i miei occhi: “Let me show you the world in my eyes” per dirla con una citazione più pop tratta da una splendida canzone dei Depeche Mode.

2) Se dovessi etichettare la tua musica, sotto quale genere la collocheresti?

Prima di risponderti permettimi di aprire una parentesi su questa questione delle etichette:
Questa che viviamo è l’era delle etichette. Ho sempre ritenuto limitante il discorso delle etichette. La provo più una necessità commerciale e del mercato piuttosto che una vera e propria esigenza espressiva. Anzi ti dirò di più…la classificazione in etichette ha creato tanti steccati mentali in tutti i campi, ma soprattutto nel campo dell’arte e della musica. Se non ti piacciono i film di fantascienza non puoi dire che “2001 Odissea nello spazio” di Kubrick non lo vedrai mai perché è un film di fantascienza…perderesti la possibilità di vedere un capolavoro solo perché l’etichetta che gli hanno affibbiato lo chiude in una scatola che non è quella giusta. David Bowie nella sua carriera che genere di musica ha fatto? Impossibile etichettarlo. Puoi paragonare “Ziggy Stardust” a “1.Outside” …e allora come possiamo etichettare la musica di Bowie? Solo due esempi per dire che spesso etichettare è un’operazione che tende a chiudere in una gabbia un lavoro.
Poi certamente, aldilà dello sfogo e qui chiudo la parentesi, so bene che un “etichetta” ti fa raggiungere prima un pubblico che magari sente più vicino una modalità espressiva rispetto ad un’altra e che quindi volente o nolente, se ti muovi in uno schema, alcune regole vanno osservate. Quindi stando al gioco e per rispondere alla tua domanda posso con certezza dirti che il mio ultimo LP “G” può essere etichettato come musica elettronica. Chiudendo un po’ la gabbia diciamo “Indie elettronica” date le tante contaminazioni. Questa è di certo la forma con la quale più mi piace, attualmente, esprimermi musicalmente. Ma non escludo affatto che un domani possa esprimermi attraverso la musica classica o il reggae.

3) Ci sono artisti che ti hanno particolarmente influenzato o ispirato?

Sono un melomane. Ho ascoltato di tutto nella vita e continuo ad ascoltare di tutto dalla Classica: Odoro Bach, Vivaldi, Corelli, Schubert, Beethoven, Chopin, Mozart, Strauss, Cajkovskij, Rachmaninov…. al Pop-Rock (chiamiamolo così per intenderci): Beatles, Beach Boys, Bowie, Pink Floyd, Joy Division, Cure, Depeche Mode… ho avuto il mio periodo Metal: Slayer, Death, Metallica….e poi l’elettronica con Vangelis , Jean Michelle Jarre, Kraftwerk, Moroder…e poi la disco music…insomma come posso dire di non essere stato influenzato da tutti questi universi musicali che continuo ancora a scoprire giorno dopo giorno? Un volta un giovane produttore di musica House mi disse:  ho ascoltato più di 10.000 dischi ora so come funziona…questa cosa mi rimase impressa, non tanto per la banale e sciocca affermazione ma perché l’immagine del ragazzo che va in giro con le cuffiette sempre alle orecchie, in metro, mentre cammina…è rappresentativa di un’epoca, la nostra, che è la prima in cui possiamo ascoltare di tutto ed in qualsiasi momento e questa è una grande cosa… Ora, aldilà del fatto che credo di aver superato di molto l’ascolto dei 10.000 dischi (e lo dico sorridendo) e che non sia affatto sufficiente ascoltare tanti dischi per poter dire di avere capito come funziona “fare musica”ad ogni livello … posso dire però che la libertà di passare dall’ascolto di Vivaldi a quello dei Muse in un click, a seconda degli stati d’animo e delle necessità, sia un grande privilegio del nostro tempo e della nostra possibilità di crescere ed esplorare tante di quelle uniche emozioni che solo la musica può dare.
Scusandomi per le digressioni e andando un po’ al punto della tua domanda, parlando di artisti che mi hanno influenzato, non posso che citare tutta la musica elettronica della mia generazione, dalle produzioni made in England targate “Warp Records” degli anni 90, Aphex Twin e Plaid tra tutti, per poi passare ai Boards of Canada ai Daft Punk,i Chemical Brothers…tra gli italiani di certo sono stato affascinato ed influenzato da un certo avanguardismo: Maderna, Nono, Berio e dal più popolare Franco Battiato soprattutto con le sue produzioni anni 70′ ed anni 90′-2000.

4) Cosa ne pensi dell’attuale panorama musicale emergente italiano? E quello internazionale?

Il panorama musicale italiano è uscito da qualche tempo da una fase di stallo. Dopo il boom della trap che ormai è un po’ rimasta incollata a se stessa, si è un po’ spostata l’attenzione verso un certo cantautorato semi impegnato che ha dimostrato che i giovani non sono solo legati alle mode del momento ed ai soliti ritornelli estivi studiati a tavolino. Calcutta e la scena milanese e romana tipo Cosmo, Coma Cose, Achille Lauro, Gazzelle, stanno dimostrando che la musica italiana è ricca di talenti che spesso vanno solo cercati e accompagnati. C’è ancora molto da fare però perché tornando al discorso delle etichette, la musica italiana non è soltanto il trap, il pop easy listening o il restyling del pop-rock, c’è molto altro in giro di qualità. Ci vuole più coraggio da parte di produttori e promotori e più voglia di rischiare. Bisogna guardare un po’ avanti.
Per fortuna c’è un ottimo movimento in Italia, riferito alla musica indipendente che, volente o nolente sta facendo quello che i grandi produttori e promotori non hanno il coraggio di fare e questo, a mio parere, già sta dando i suoi ottimi frutti all’interno del panorama musicale italiano e continuerà ad esercitare una sempre maggiore influenza.
Per quanto riguarda il panorama internazionale le grandi majors la fanno certamente da padrone ma anche qui, c’è sempre stata una grande attenzione alla qualità e alla ricerca di qualcosa di nuovo,  soprattutto in Inghilterra, in Germania e adesso negli States. Difficilmente accade che se hai un prodotto di qualità e con delle idee non ti prendano in considerazione anche se non sei reduce da un talent show o non ti sponsorizza una grossa etichetta o un famoso promoter. C’è un’altro approccio a livello proprio culturale nei confronti dei musicisti in generale, perché c’è una predisposizione a cercare le novità, a guardare avanti, a considerare il musicista un professionista. Certo anche qui, non siamo nella golden age degli anni 60-70 quando i produttori musicali internazionali rischiavano di brutto (c’è una bellissima intervista a Frank Zappa in rete che parla proprio di questo e che vi consiglio di cercare) ma c’è comunque un certo livello di attenzione per i prodotti di qualità e le nuove idee.

5) Stai lavorando a materiale nuovo? Cosa ti aspettati per il futuro del progetto?

Ho terminato di lavorare a dei remix in chiave dance di “Birthday will exist 4 ever” che spero di fare uscire quanto prima e sto già lavorando al nuovo LP che sarà una prosecuzione del discorso iniziato con “G” ma connotato da contaminazioni più “Jazzy” e “disco”, mi piace suonare e creare cose nuove ma per questo progetto la strada è ancora un po’ lunga.
Per quanto riguarda “G” sono molto soddisfatto della grande attenzione che ha suscitato questo mio nuovo lavoro in questi due mesi. Vorrei farlo conoscere di più perché il disco ha tante sfaccettature ed una sua complessità e quindi credo che meriti una più approfondita diffusione dei singoli brani ognuno dei quali, sebbene inseriti in un discorso complessivo, costituisce un mondo a se.
Ho quindi in programma, per adesso, l’uscita di un nuovo singolo estratto dall’LP con un nuovo video.
Ho anche in programma dei live all’estero probabilmente in Autunno. Sul mio sito www.dingecco.com trovate tutto come su i vari social Facebook, Twitter, Instagram ecc

6) Ringraziamo D.In.Ge.Cc.O. per essere stato con noi. Le ultime righe sono per te, rivolgiti ai nostri lettori.

Un grazie davvero a tutti i lettori di “FiX On Magazine” e a tutti i sostenitori della musica indipendente in Italia.
C’è bisogno di gente libera, intelligente e non omologata come voi. Tenete alta la bandiera della musica indipendente ed aiutateci a supportare tutta la musica di qualità che viene da questo mondo.
Vi abbraccio tutti.

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