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Scrivo ciò che voglio scrivere quando voglio farlo. Intervista a Simone Lopatriello

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Ciao Simone, il tuo terzo singolo si chiama “Il buio non c’è”, un brano che vede anche una collaborazione…ci racconti com’è nato?

“Il buio non c’è” non nasce come collaborazione in senso stretto. Questo ci tengo a dirlo perché sottolinea quanto la bellezza delle parole scritte da Federico Mastro mi abbia fatto desiderare di includerle nell’essenza del mio brano.
È stata una collaborazione nata direttamente in fase di registrazione, in studio.
Ci siam detti : “perché non provare?”.
Alla fine, il risultato è stato strabiliante.
Le mie parole e le sue si son fuse totalmente per creare un’esperienza forte. Cosa che, per quanto mi riguarda, accade soltanto in rari casi, quando la stima verso un artista supera la mia mania di controllo.

 

La tua musica vive di equilibri fra emozioni molto differenti, si può dire che composizioni strumentali e testi facciano trasparire le tue esperienze, il tuo vissuto?

Credo che la mia missione sulla terra abbia a che fare con la comunicazione. Tutto ciò che vedo, che ascolto, prende forma e melodia.
Ogni brano nasce con le proprie necessità, le parole chiedono di esser trattate in modo diverso a seconda del loro suono, della loro forza.
Quando si parla di musica, credo, ci sia sempre una sorta di equilibrio, così come per l’arte in genere.
La cosa più difficile è far si che diverse emozioni possano coesistere in un unico brano, che il vissuto di chi le scrive emerga senza mai sovrastare il messaggio principale.

Giorno dopo giorno stai espandendo il tuo repertorio: adesso è lecito aspettarsi un disco?

In realtà mi sta piacendo cosi tanto pubblicare i brani volta per volta che non ho ancora deciso di mettere un punto.
Mi piace vedere questo futuro disco come un diario di bordo che, giorno dopo giorno, continua a riempirsi di nuovi sound e di nuove storie.
Nel tempo storico in cui siamo, in cui tutto è disponibile in qualunque momento, mi piace l’idea di decidere quando e quale storia render disponibile, volta per volta.
Cerco di fare ciò che nel settore discografico, purtroppo, si fa sempre piu raramente; scrivo un disco bello, dall’inizio alla fine. Senza riempitivi, senza “brani da classifica ” o “brani da radio “.
Scrivo ciò che voglio scrivere quando voglio farlo.
Quando il lavoro sarà completato, almeno, potrò subito guardare al futuro.

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