Palcoscenico 

Al Silvano Toti di Roma va in scena il Macbeth con la regia di Daniele Salvo

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MACBETH
Regia di Daniele Salvo

Prodotto da Politeama Srl

15 settembre – 1 ottobre ore 21.00. La domenica ore 18.00

Il Silvano Toti Globe Theatre si prepara ad accogliere sul proprio palcoscenico MACBETH, una delle tragedie più famose scritte dal drammaturgo inglese William Shakespeare. Da venerdì 15 settembre a domenica 1 ottobre (con le eccezioni del 18 settembre e del 25 settembre) la versione tradotta, adattata e diretta da Daniele Salvo condurrà lo spettatore nei cupi territori di Scozia per conoscere da vicino la bramosia di potere dei protagonisti principali e le cruente vicende da essa scatenate.

Durante le soste di lunedì 18 settembre e lunedì 25 settembre tornerà in scena lo spettacolo diretto da Loredana Scaramella PLAYING SHAKESPEARE, un viaggio alla scoperta dei segreti del teatro ovale di impronta elisabettiana arricchito dalla rievocazione delle atmosfere dell’epoca e dall’accompagnamento musicale del Trio William Kemp.

La stagione 2017 del Silvano Toti Globe Theatre – unico teatro elisabettiano d’Italia, nato nel 2003 grazie all’impegno dell’Amministrazione Capitolina e della Fondazione Silvano Toti per una geniale intuizione di Gigi Proietti – è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale con la produzione di Politeama srl e l’organizzazione e comunicazione di Zètema Progetto Cultura. Anche quest’anno nelle sere di spettacolo sarà attivo il Globar.

NOTE DI REGIA

I protagonisti del Macbeth si muovono in una notte perenne. L’ambizione divora le loro menti, le loro anime. Li contamina. Li contagia sino a farli vagare in un’oscurità senza vie d’uscita. Questa notte infinita avvolge tutti i personaggi, muta le loro convinzioni, li spinge a compiere azioni impensabili, complica le cose, inquina, cela il volto del male. La luna guida i loro destini e un’ombra invisibile muove i loro fili. L’elemento esoterico è centrale nel testo: nel Macbeth la presenza di tre “strane sorelle” è determinante nella trama. Sono loro a mostrare a Macbeth visioni del futuro e a manipolare la sua ambizione omicida in un gioco determinato da forze oscure e magia nera.
La realtà dei personaggi del dramma è continuamente attraversata da riflessi, bagliori improvvisi, miraggi, ombre, ectoplasmi. “La vita non è che un’ombra che cammina”… Macbeth arriva a dubitare persino della realtà stessa. Il tema della stregoneria era centrale nell’Inghilterra del 1600 e Shakespeare doveva certamente conoscere il trattato sull’argomento del 1597 intitolato “Daemonologie”. Shakespeare aveva certamente anche un intento lusinghiero nei confronti del Re, molto interessato ai temi della stregoneria e del soprannaturale.
Vorrei che questo lavoro avesse le caratteristiche dell’allucinazione, dell’incubo, della “fiaba marcita”: il registro onirico è fondamentale nel testo ed è necessario costruire una realtà scenica regolata dalle leggi del sogno e del sonno. Nella notte tutto può accadere: si imboccano vie sconosciute, si frequentano esseri ambigui, si può essere circuiti da strani animali, creature “manganelliane” sconosciute ai più ed è facilissimo ritrovarsi in situazioni illogiche ed impossibili. Vorrei che l’atmosfera fosse quella di un film di David Lynch con la stessa densità di immaginario: le vie colme di nebbia, le case abbandonate e dimenticate, le ombre affamate di potere, i suoni ambigui ed inquietanti. Macbeth è una storia di lotte di potere tra élite. Il corporativismo, la massoneria, il familismo, le lotte per l’assegnazione delle cariche pubbliche sono all’ordine del giorno. Il tema del testo è dunque fortemente politico.
Il mondo militare in cui si muovono i personaggi fatto di metallo, fango, sangue, senso dell’onore e virilità, è di un arcaismo quasi metafisico: è un’archeologia del futuro. I soldati del Macbeth perduti tra le nebbie delle Highlands scozzesi, ricordano gli astronauti kubrickiani di fronte al monolite di “2001 odissea nello spazio”: le decisioni e le scelte di un manipolo di uomini determinano il corso della Storia. Ma che effetti può avere su un uomo il richiamo del potere? Come può un uomo esserne trasformato al punto di divenire cieco, privo di morale e di senso comune? Il potere incide sul corpo del leader, sottoposto ad un progressivo degrado fisico e morale: Macbeth sprofonda nella sua stessa fragilità. La stanza di Macbeth fa parte di un castello “mentale”, un luogo in cui si possono materializzare i peggiori incubi. Le tre streghe sono riflesse negli specchi, dormono accanto al protagonista, sono nude nella sua vasca da bagno. La fragilità, il rimorso, la fame, il languore, la trance, l’ansia e la paura perseguitano il cuore di vetro del protagonista e non lo lasciano mai, per tutta la durata dell’opera. Il tema dell’uccisione del regnante (Re Duncan) matura in un’atmosfera di insoddisfazione generale, di frustrazione, di ribellione sopita e il rimorso in Macbeth si fa sempre più forte sino a divenire insostenibile. Il Macbeth è un capolavoro che opera un vero e proprio “sezionamento” dell’emozione umana, un precisissimo iter all’interno del cuore e della mente di un uomo che sembra destinato al vertice della società, ma che diviene invece vittima della fragilità e della manipolazione. Diviene vittima del suo stesso lato oscuro, che si fa carne in un alter ego formidabile : Lady Macbeth. Lady Macbeth è una moderna donna di potere, nevrotica, bulimica, disinvolta, pronta a tutto pur di apparire, votata al sacrificio di se stessa sull’altare del predominio politico, mantide religiosa pronta a divorare il suo maschio. Compie dei veri e propri ricatti emotivi nei confronti del marito, spinge Macbeth a tramutarsi in assassino, fa riferimenti continui alla sua virilità, alla sua potenza fisica, sprofonda nella più nera natura femminile e il suo potere su Macbeth si esplica attraverso il richiamo sessuale. Il sonnambulismo di Lady Macbeth è una geniale soluzione di Shakespeare che rende la figura di Lady ancora più ambigua ed inquietante. In questo modo, per lo spettatore, non è chiaro se le sue parole, pronunciate in stato di semi-incoscienza, riflettono il suo pentimento per le azioni commesse o piuttosto sono lo specchio di un animo divorato dalle contraddizioni, quasi posseduto da una forza estranea, che la conduce alla tragedia. Macbeth: la tragedia dell’ambizione. Macbeth: la volontà di potere e di predominio che divora tutto, che rende sterili, che annienta il nostro essere più umani, che toglie agli uomini e alle donne il senso del Tutto.
Macbeth senza Dio.
Macbeth senza gioia.
Macbeth senza prole.
Macbeth senza più un’anima.
Il lato oscuro che nessuno di noi osa confessare.
Macbeth che è in ognuno di noi.
Macbeth: i contagiati dalla morte.

“La vita non è che un’ombra che cammina
Un povero attore che si dimena
e si pavoneggia per un’ora su un palcoscenico
e poi
non se ne parla più.”

 

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