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Indelebile, come l’Uniposca

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“Il respiro si fece più sottile, leggero, quasi impercettibile. Era come se appena entrata nella sala adibita a discoteca, lei avesse disegnato intorno a sé uno scudo, uno scudo fatto di incertezze, di paure, di smarrimenti, di vuoti. Era spaesata, non era abituata ad andare in posti così affollati di ragazzi. Era vestita di rosso, a lei piaceva il rosso, lo collegava alla passione, al coraggio, alla forza, alla voglia di oltrepassare le paure.

Lei sapeva perché si era messa quel vestito, voleva sentirsi seducente in un corpo che pensava non le appartenesse, voleva che le donasse forza, coraggio, che le donasse ciò che lei, nuda, davanti allo specchio, non era in grado di vedere. Non si sa come, ma per un tratto di strada ci riuscì, mentre camminava dietro alle sue amiche si sentì bella quanto loro, finché non arrivò la secchiata gelida che interruppe i suoi pensieri: “Ed ecco che passa il Gabibbo!” Smise di divertirsi, di sentirsi serena, di sentirsi bella e dopo quella sera, quel vestito, dal colore rosso, rimase nell’ombra dell’armadio, senza essere più indossato.”
Queste son le scene che accadono a chi è un po’ più sfortunato del previsto e sono queste cose che dovrebbero venir diffuse, queste cose che dovrebbero far sentire le persone un po’ meno sole e magari farle reagire per tempo, quando si trovano in balia degli avvenimenti. Queste cose dovrebbero far si che quelle persone, un po’ “sfigate” nella vita, quelle persone che si ritrovano a dover affrontare qualche ostacolo in più, che le frappongono ai propri sogni, riescano a trovare la fiammella, seppur sottile, il cambiamento, dentro di sé, per distruggere, annientare quei tratti un po’ burrascosi e ricordarli come qualcosa di ignorante compiuto da persone ignoranti. Oggi farò una cosa diversa, non mi uniformerò alla massa, dal momento che quella ragazza dal vestito rosso ero io.

Dovrei essere qua per parlarvi dell’evento che ha reso partecipe molte persone, il Curvy Pride, un evento a favore del benessere, a favore delle donne curvy, ma è davvero necessario arrivare a celebrare questo tipo di occasioni per capire che ciò fa ormai parte di noi? Donne in carne, uomini omosessuali, donne bisessuali, uomini e donne transgender, qual è davvero la difficoltà nel capire che siamo tutte penne Stabilo, di colore diverso? Queste giornate, queste celebrazioni, si, sono importanti, ma più a livello pubblicitario, sotto un aspetto puramente societario e non arrivano alla fonte, perché sembra quasi che diffondano l’ennesima etichetta. C’è un bisogno a cui ci dobbiamo ancorare: il bisogno di eliminare l’ignoranza, diffusa come la peste. E voi vi chiederete: “Ma come?!”. Facile, cercando di far ragionare le persone una ad una, così che all’interno di un gruppo ci sarà sempre la famigerata ”pecora nera”, che cercherà di portare un pensiero rivoluzionario.

Ora si sta diffondendo un pensiero di massa, quando dovrebbero essere le piccole cose, quelle quotidiane, le esperienze condivise, a far capire che tutto ciò non è giusto. Non è giusto… Per questo sono qua, oggi, per parlarvi di cose reali, di cose concrete, che non vogliono far grandi pubblicità, o attaccare manifesti per far vedere che loro, si, sono ciò che adesso vuole la società. Son qua per dirvi che è dura. È difficile quando ti ritrovi in mezzo a quella discoteca e ti senti diversa; quando ti senti strappare un vestito dalle mani perché “non adatto a te”. È difficile spiegare come ci si sente ogni volta che si avvicinava l’ora di educazione fisica, ogni volta che al tuo passaggio si sentono risatine indelebili, come l’UNIPOSCA. È maledettamente difficile vivere in questo mondo così assurdo, popolato da gente assurda che non fa altro che guardarti per giudicarti, non per vederti realmente, ma non siete soli, perché oltre a tutti quelli come voi, a tenervi compagnia, c’è anche la vostra intelligenza a farlo.

Camminate sempre su quella linea bianca disegnata sull’asfalto a testa alta, guardando dritto davanti a voi, perché così facendo vedrete tutti senza perdere di vista l’obiettivo che vi tiene svegli la notte. E raccontatelo, ai vostri figli, nipoti, cani, gatti, pappagalli o serpenti che siano, quando sarete un po’ più in là con gli anni, vi prenderanno come esempio e cresceranno pronti alla possibilità di poter inciampare, mettendo il piede destro davanti a quello sinistro, senza vergognarsi dell’accaduto e soprattutto non nascondendo ciò che in realtà sono: persone.

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Giada Badari

Amante dei libri, sognatrice come poche, ma, soprattutto, scrittrice nel cuore. "..Corro perché posso. Corro perché devo. Corro perché voglio vedere dove posso arrivare, prima di dovermi fermare."

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