Marco GermaniInterviste 

La morte? Meglio farsela amica.

 

N.D.E. sembra essere molto più di un “semplice” album musicale; cosa rappresenta per te?

Un viaggio verso una dimensione oscura ed inquietante, dove i ricordi sono confusi e creature strane tentano di tenerti li con la forza, un “non luogo” dove i legami non contano, un purgatorio perfetto dove individui una voce diversa dalle altre, che ti convince che devi fuggire alla svelta o rimarrai intrappolato per sempre…

L’elemento esoterico è onnipresente. Come giustifichi questo elemento?

Mi piace molto pensare che esista qualcosa che non riusciamo a comprendere con i nostri sensi, ma ne siamo immersi. Un pesce non credo sappia cosa sia l’acqua, ma è consapevole che senza morirebbe, si dà da fare e nuota, mangia, si riproduce, mentre noi lo osserviamo da un altro ambiente, lui ci percepisce, ma fa parte di un altro mondo, noi sappiamo che se lo tiriamo fuori da lì lo uccidiamo, l’occulto per me è simile a questa situazione, solo che i pesci siamo noi. Un giorno forse i pesci si evolveranno a tal punto che creeranno simboli e adoreranno divinità, magari si metteranno una boccia in testa ed esploreranno lo spazio, ma credo ci sarà sempre una mano pronta a tirarli fuori da quell’universo e scagliarli in un altro. La nostra comprensione del paranormale è limitata da un mondo sempre più scientificamente corretto, ma abbiamo ancora paura ad addormentarci da soli in un luogo che non conosciamo, guardiamo le stelle pensando all’aldilà, crediamo agli extraterrestri e preghiamo un Dio senza la certezza della sua esistenza.

Durante il brano “Facin’ Death”, si assapora tutta la tua energia musicale. Da dove pensi provenga?

Sono contento che ti piaccia, è stato scritto insieme al mio amico Dario Sicilia con il quale suono da tantissimi anni e ci conosciamo da ragazzini, lui ha una voce potente ed evocativa, ho usato parecchi sintetizzatori e chitarre distorte, molto industrial, con una chiusura un po’ horror, forse quando l’ho scritto ero un po’ deluso da ciò che mi stava intorno e dalla società in generale e ho provato a esprimerlo in modo violento. È un brano che ho rimaneggiato parecchio, è piaciuto a chi ama le soundtrack.

Cosa credi manchi alla musica di oggi?

Manca la sincerità: quasi tutto è fatto per compiacere il pubblico, che altrimenti può esprimere giudizi negativi sui social, gli artisti non osano più, quindi non esprimono più il demone che hanno dentro, sono dei bravi costruttori con mezzi straordinari ma mancano di intensità, tant’è vero che quelli veri li riconosci subito! Non è una questione di suono, ma di filtro, se metti un filtro a tutto, uccidi la tua personalità, gli artisti devono fare quello che sentono e non aver paura del giudizio della gente.

Quale genere credi ti appartenga maggiormente?

Credo le soundtrack , ciò che accompagna qualcosa di visivo, il mio sogno sarebbe scrivere una colonna sonora per un film o un videogioco, mi piace molto che la musica sia funzione di altro.

Dopo quest’album, sei pronto ad affrontare la morte? (domanda provocatoria)

Bella domanda! Purtroppo la morte la si può solo subire, affrontarla è spregiudicato, vince sempre lei, è un avversario duro, capace di aspettare per poi venire a prenderti quando meno te lo aspetti, preferisco farmela amica e dedicarle questa opera, chissà mai che le venga voglia di suonare il suo flauto fatto con un tibia nel mio prossimo album! 😉

 

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