Formazione e lavoro, alla Camera il nodo delle PMI: senza competenze non c’è crescita
ROMA – Il vero banco di prova delle politiche del lavoro non sono le grandi imprese, ma le micro, piccole e medie imprese, ossatura del sistema produttivo italiano. È da qui che passa la sfida della crescita, ed è su questo terreno che si è concentrato il confronto alla Camera dei Deputati durante l’evento “Impatto Formazione Lavoro”, dedicato agli effetti della Legge di Bilancio 2026.
Un confronto che ha messo in evidenza una criticità strutturale: senza un rafforzamento della datorialità e senza investimenti concreti nelle competenze, le misure fiscali rischiano di non produrre impatti duraturi.
Bellomo: “Formazione e datorialità sono leve strategiche”
A guidare il dibattito è stata Enrica Bellomo, direttore generale di G&A Holding, che ha posto al centro il ruolo delle imprese e della responsabilità datoriale:
“La formazione non rappresenta un costo, ma un investimento strategico per la competitività delle imprese.”
Un concetto che, nel contesto delle PMI, assume un peso ancora maggiore. Bellomo ha infatti sottolineato la necessità di rafforzare la cultura della datorialità:
“Senza un’integrazione tra incentivi economici, formazione e responsabilità datoriale, le politiche rischiano di restare inefficaci.”
PMI e Manovra 2026: incentivi utili, ma non risolutivi
Le misure previste dalla Legge di Bilancio 2026, in particolare sui premi di risultato, rappresentano un segnale positivo anche per le PMI: riduzione dell’imposta, aliquota agevolata all’1% e aumento del tetto fino a 5.000 euro.
Tuttavia, per le micro e piccole imprese – spesso caratterizzate da strutture snelle e risorse limitate – il tema non è solo fiscale.
Il vero nodo è la capacità di tradurre gli incentivi in strumenti concreti di crescita, attraverso modelli organizzativi più evoluti e una gestione più consapevole delle risorse umane.
Il punto critico: competenze e datorialità nelle PMI
Nelle PMI la figura del datore di lavoro è centrale e spesso coincide con l’imprenditore stesso.
Questo rende la datorialità un elemento chiave: non solo gestione, ma visione, capacità di valorizzare le persone, investimento nelle competenze.
Il problema è che proprio in questo segmento si registra una maggiore difficoltà ad attivare percorsi strutturati di formazione continua.
Le conseguenze sono evidenti:
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difficoltà nell’aggiornamento delle competenze
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minore capacità di innovazione
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maggiore esposizione alle crisi di mercato
Imprese pronte, ma serve un cambio di approccio
Dal confronto è emerso che le PMI sono pronte a investire, ma necessitano di strumenti più accessibili, meno complessi e più aderenti alla realtà operativa.
Non basta introdurre incentivi: serve accompagnare le imprese in un percorso di crescita culturale, in cui la datorialità diventi un fattore strategico e non solo gestionale.
Il nodo politico: integrare politiche e imprese
Il dibattito ha evidenziato una questione cruciale:
formazione, incentivi e datorialità devono essere pensati come un unico sistema
Separare questi elementi significa indebolire l’efficacia complessiva delle politiche.
Conclusione: il futuro passa dalle PMI
Il messaggio che arriva dalla Camera è chiaro: la crescita del Paese passa dalle micro, piccole e medie imprese, e dalla loro capacità di evolvere. Senza competenze, non c’è produttività. Senza datorialità, non c’è visione. E senza visione, non c’è sviluppo.

