Il MASI inaugura la stagione artistica con K-NOW! Korean Video Art Today
Il MASI – Museo d’Arte della Svizzera italiana, inaugura la stagione 2026 con “K-NOW! Korean Video Art Today”.
Sono stata invitata Venerdì 06 Marzo 2026 all’anteprima stampa di questa mostra, che propone uno sguardo sulla scena artistica contemporanea della Corea del Sud attraverso la videoarte, un linguaggio profondamente intrecciato alla storia del Paese e alla sua società.
Il progetto al MASI intende mettere in luce l’originalità di una produzione artistica che, pur sviluppandosi in un contesto territoriale relativamente circoscritto, si è affermata nel mondo negli ultimi anni come una delle più dinamiche, ed è effettivamente seguita a livello internazionale.
La mostra prende vita nella sala ipogea: si tratta di un ambiente sotterraneo del LAC (Lugano Arte e Cultura) adibito a spazi espositivi, conferenze o eventi, situato al di sotto del livello del suolo; è una struttura moderna integrata nel complesso, caratterizzata da un uso intelligente dello spazio e da un design pensato per attività polivalenti.
Lì, in un percorso immersivo, ho assistito alla presentazione di otto fra artisti, artiste e collettivi di nuova generazione, cresciuti nell’ombra di una guerra irrisolta e nel pieno delle rapide trasformazioni della società coreana: Chan-kyong Park, Jane JinKaisen, Ayoung Kim, 업체eobchae, SungsilRyu, Heecheon Kim, Onejoon Che e Sojung Jun.
Pur radicate nella storia e nella realtà del loro Paese, le opere di questi autori affrontano alcune delle questioni fondamentali – culturali, storiche ed esistenziali – che definiscono lo Zeitgeist del nostro presente globalizzato: la parola Zeitgeist indica il clima intellettuale, morale, culturale e politico dominante di un determinato periodo – che influenza e permea i pensieri ed i comportamenti delle persone.
Le opere degli artisti coreani che ho potuto ammirare al MASI coniugano tecnologia e corpo, poi storia, memoria e tradizione – consegnando al pubblico l’immagine della migrazione dell’uomo a un mondo del lavoro sempre più segnato da richieste di migliori performance e accelerazione.
Ci hanno spiegato le curatrici della mostra Francesca Benini (MASI) e Je Yun Moon (già vicedirettrice dell’Art Sonje Center di Seoul):
“In un’epoca in cui le geografie culturali si intrecciano e i confini tra locale e globale diventano sempre più fluidi, dai lavori in mostra al MASI emerge non solo la trasversalità di temi comuni alle società contemporanee, ma anche la forza transnazionale della videoarte come strumento di percezione, memoria e narrazione del contemporaneo”.
“K-NOW! Korean Video Art Today” offre inoltre una preziosa occasione di confronto con le diverse modalità attraverso cui oggi si può fruire il video nell’arte – dalle proiezioni tradizionali ai visori di realtà virtuale; tale varietà mi testimonia l’evoluzione del mondo della comunicazione, in costante e profonda trasformazione grazie alle innovazioni tecnologiche che continuano a ridefinirne i confini e le possibilità espressive dell’arte.
“In un momento in cui molti Paesi tendono a chiudersi, queste opere video ricordano come ‘vedere’ non sia un atto neutro: può implicare un cambiamento di prospettiva, un allargamento dello sguardo, la possibilità di intrecciare la nostra esperienza con quella degli altri” hanno chiarito le curatrici Francesca Benini e Je Yun Moon.
Le sensazioni che ho vissuto nel visitare questa mostra sono molteplici: inquietudine e curiosità su tutte, perché i video a cui ho assistito sono una forma artistica traslazionale.
La videoarte è un mezzo moderno che mi permette di sperimentare: la mostra coniuga a mio avviso 3 caratteristiche specifiche, e cioè:
– la memoria storica della Corea del Sud
- un elemento prioritario dato dall’immaginario tecnologico digitale di cui la mostra si compone in massima parte
- un nuovo valore assoluto dato alla componente video
Queste 3 caratteristiche mi hanno affascinata perché sono state fuse nelle presentazioni dei diversi artisti, e ciascuno a suo modo le ha volute rappresentare e trasmettere al pubblico.
Consiglio di andare al MASI per conoscere questi artisti a tutti coloro che sono interessati ad uno spaccato della cultura della Corea del Sud: alcuni degli artisti erano peraltro presenti personalmente al MASI e si sono resi disponibili a rispondere alle domande dei presenti.
Ho riconosciuto che molti aspetti della cultura coerana ormai vengono individuati dal suffisso K: io personalmente seguo la k-pop, i K-drama, la K-beauty che hanno da tempo influenzato anche il mio personale stile di vita. … ed anche nel nome dato alla mostra “K-NOW! Korean Video Art Today” è presente quel riconoscibile suffisso sottolineare che la scena artistica coreana è a mio avviso vibrante e fresca di nuovi contenuti.
Nel percorso della mostra si passa da proiezioni classiche al buio a immagini tramite visore 3D, in modi diversi di intendere la forma artistica video.
La mia preferenza – lo confesso – è andata all’opera sconcertante e coloratissima di Sungsil Ryu, il cui tono satirico, comico e persino grottesco mi ha ammaliata: nello schermo continuano ad esplodere pop-up che sollecitano desideri, che il visitatote della rete può soddisfare accedendo tramire QR integrato nell’immagine.
Mi è risultato del tutto chiaro l’intento polemico dell’artista e la promessa illusoria di poter avere tutto in una forma di competizione esasperata che permetterà a chi fruisce il video di accedere ad uno status “superiore” che è promessa di riconoscimento sociale.
L’ambiguità del messaggio mi ha costretta a riflettere sulla società coreana che spinge a volere di più per realizzarsi ed accedere ad una fittizia “prima classe sociale”.
La mostra nello specifico
“K-NOW! Korean Video Art Today” è una mostra organizzata con un percorso fluido e ritmato, che attraversa immaginari, percezioni e dimensioni contrastanti.
All’inizio della mostra c’è la video installazione multicanale Citizen’s Forest(2016) di Chan-kyong ParK – il cui formato panoramico allungato (in una sala al buio enorme) richiama l’orizzontalità dei rotoli distesi utilizzati nella pittura tradizionale asiatica.
Seguono i video Offering (2023) e Wreckage (2024) dell’artista Jane Jin Kaisen presentati con una doppia proiezione alla fine del percorso. Dalle immagini potentemente evocative e poetiche emerge il legame dell’artista con l’isola di Jeju e con le memorie storiche sommerse nelle sue acque, come il massacro dei civili del 1948 da parte dell’esercito sudcoreano.
L’artista Kaisen richiama inoltre la relazione fra Jeju e le donne che la abitano – le Haenyeo, le famose donne pescatrici apneiste.
La mostra propone poi alcune opere che esplorano la condizione contemporanea della vita all’interno di ambienti interconnessi, interfacciati e governati dai dati, come in Delivery Dancer’s Sphere (2022) di Ayoung Kim. Nel video, trasmesso su un LED wall monumentale al centro dello spazio espositivo, ho potuto seguire in comodi sacchi-poltrona i viaggi su motocicletta di una giovane corriere, attraverso una Seoul trasformata in un rutilante paesaggio algoritmico.
Nata durante la pandemia di COVID-19, l’opera invita a riflettere sulla gig economy (o “economia dei lavoretti”), sistema basato su lavori temporanei e su un mondo del lavoro sempre più accelerato e performante.
La gig economy è un modello economico che poggia sul lavoro occasionale, a chiamata e temporaneo, spesso gestito tramite piattaforme digitali e app. I lavoratori (“gig workers“) operano come liberi professionisti o freelance, offrendo prestazioni on-demand (come consegne o servizi digitali) con elevata flessibilità oraria ma anche con limitate tutele contrattuali rispetto al lavoro dipendente.
Anche il collettivo audiovisivo 업체eobchae, fondato nel 2017 a Seoul e composto da Nahee Kim, Cheonseok Oh e HwiHwang, osserva i modelli economici dominanti e le trasformazioni tecnologiche della Corea proponendo scenari possibili, a mio parere effettivamente inquietanti seppure rivelatori.
Attraverso un’estetica digitale ironica e distopica, ROLA ROLLS (2024) esplora un futuro privo di risorse fossili raccontando la trasformazione del personaggio “R”, simbolo dell’industria petrolifera, il membro di una setta ecologista che rende gli esseri umani sistemi ibridi autosufficienti.
Le relative tappe evolutive sono visualizzate nella futuristica scultura TREE OF ROLA (2024), esposta insieme al video.
Satira e critica sociale sono i temi che tocca a mia autrice preferita Sungsil Ryu, che punta l’attenzione del pubblico su competizione e aspettative di status. La sua protagonista è un personaggio fittizio virtuale che gioca con i desideri piccolo borghesi delle persone per indurle a inseguire una presunta “cittadinanza di prima classe” – una condizione di appartenenza che, come spiegavo, il visitatore può effettivamente comprare, scansionando il codice QR integrato nel wallpaper in mostra.
Al centro della ricerca di Heecheon Kim sta il video inteso come spazio mentale e luogo attraverso cui riflettere su come la tecnologia abbia trasformato il nostro modo di vivere e vedere il mondo.
Nell’opera Ghost1990 (2021) ho potuto assumere il punto di vista di un atleta infortunato tramite l’utilizzo di un visore 3D – ed essere immersa nella tensione che tale atleta vive, divisa tra vulnerabilità, desiderio di controllo e ossessione per la performance fisica.
Per Onejoon Che il video è invece un formato di indagine sulle comunità e i confini: in Made in Korea (2021) con il linguaggio dei videoclip musicali l’artista affronta il tema dell’emigrazione africana in Corea.
Tale opera offre con sguardo leggero ma profondo una riflessione sulla trasformazione sociale del territorio e sulle sue contraddizioni.
La dimensione politica dei luoghi è esplorata anche da Sojung Jun in Green Screen (2021), presentato nella Hall del museo.
Il video, girato lungo la Zona Demilitarizzata (DMZ) tra le due Coree restituisce un luogo carico di storia, di attese e separazioni, ma anche di rigenerazione, in cui la natura si è riappropriata del territorio – l’invito è a ripensare i confini non solo geografici, ma anche quelli simbolici.
Tutti i video hanno una durata variabile tra i 5 e i 26 minuti, per una visita dell’intera mostra si impiegano circa 2 ore.
Questo l’elenco completo degli artisti protagonisti di “K-NOW! Korean Video Art Today” – che ricordo sarà aperta al MASI di Lugano dall’8 Marzo al 19 Luglio 2026:
Chan-kyong Park (Seoul, 1965)
Jane JinKaisen (Jeju, 1980)
Ayoung Kim (Seoul, 1979)
업체eobchae
SungsilRyu (Seoul, 1993)
Heecheon Kim (Seoul, 1989)
OnejoonChe (Seoul, 1979)
Sojung Jun (Busan, 1982)
Alla pagina web del MASI si possono reperire tutte le informazioni utili per visitare questa particolarissima e curiosa mostra.

