“Il sangue di Giuda”: un giallo per domandarsi se esiste davvero il libero arbitrio
“Nella vita c’è chi sceglie e chi invece non ha scelta, perché subisce, inconsapevole e impotente, la scelta di qualcun altro”.
“Il sangue di Giuda” di Gabriele Cantella, Mursia Editore collana Giungla Gialla (https://www.mursia.com/products/gabriele-cantella-il-sangue-di-giuda ), è un giallo che entra sotto pelle e scava a fondo lasciando al lettore un senso di malinconia difficile da superare.
E’ così che mi sento oggi, alla conclusione della lettura di questo breve romanzo che è un giallo del tutto particolare, perché pone al lettore parecchie riflessioni di genere filosofico – ed io, che sono cresciuta a pane e filosofia, ne sono rimasta conquistata.
Uno spietato serial killer semina cadaveri a Gela nel bel mezzo della Santa Messa – quando in Chiesa c’è pieno di fedeli (potenziali testimoni), nel corso della Settimana Santa: la ferocia del killer è inquietante ed ancora più inaccettabile perché dissacrante rispetto sia al luogo in cui viene messa in atto (tre vittime all’interno di tre diverse Chiese), sia perché avviene nei giorni che celebrano la passione, morte e resurrezione del Cristo.
Accanto a ciascuna delle vittime – tra le quali non vi è alcun legame né quindi un filo logico da seguire – vengono trovati trenta pezzi d’argento ed un’immagine sacra raffigurante una stazione della Via Crucis.

Ad indagare sul cosiddetto “serial killer della via Crucis” è Giovanni Alma – investigatore privato dall’ottimo intuito: è un uomo spezzato dal dolore per la perdita della donna della sua vita (Marella), annientato dalla sofferenza al punto di essersi “condannato” intenzionalmente all’esilio dal mondo dei vivi.
Alma è “un egoista bastardo” che nella propria mente accusa Marella di averlo abbandonato morendo, e che per non correre “il rischio di restare di nuovo da solo” si impone di non stringere più legami.
Bagnando inevitabilmente il naso all’arrogante ispettore Smecca – “un incapace che non saprebbe disegnare un cerchio neppure col compasso” – Giovanni Alma segue la pista che il suo intuito gli indica: solitario, ironico e misantropo al contempo, Giovanni Alma è un cuore sperduto che non riesce a trovare un appiglio per risollevarsi, un uomo tormentato da un’intensa sofferenza.
E con lui il lettore – che vorrebbe salvare quest’uomo ferito e che immancabilmente si affeziona a quest’eremita scontroso.
Gabriele Cantella regala al lettore nel romanzo un’ambientazione affascinante: la “sicilianità” che pervade le pagine (dalle descrizioni di Gela alle tante spassose e colorite espressioni in dialetto) permette al lettore di calarsi direttamente fra le vie, empatizzando ulteriormente con il protagonista e la sua città.
L’elemento chiave di “Il sangue di Giuda” sta nel sapiente mix di genere giallo, filosofia e religione: Gabriele Cantella infatti rivisita il personaggio di Giuda gettando una luce diversa e nuova sul suo operato.
Esiste davvero il libero arbitrio?
Compiamo liberamente le nostre scelte o siamo costretti sulla strada che le scelte degli altri ci impongono di intraprendere?
Cantella propone una sua rilettura degli atti compiuti da Giuda, costringendo il lettore a riflettere sul tema del tradimento – da un lato quello di Giuda nei confronti di Cristo, dall’altro quello di Marella nei confronti di Giovanni Alma.
I Vangeli canonici ci hanno insegnato che Giuda è stato l’ “archetipo del traditore”, avendo consegnato Gesù Cristo alle autorità per trenta denari; Cantella sembra invece accogliere la versione del Vangelo di Giuda apocrifo – nel quale Giuda non è un traditore, ma un uomo le cui azioni sono state obbligate dal comportamento altrui.
“Nei panni di Giuda, tu come avresti agito?”.
“Il sangue di Giuda” è un giallo che si legge in pochi giorni e che analizza il rapporto tra amore e perdita e tra devozione e lutto – costringendo il lettore a concentrarsi sul significato del libero arbitrio.
La trama è magnetica perché Cantella riesce a dosare sapientemente la descrizione delle indagini in corso all’analisi psicologica del suo protagonista; spero che l’autore ci regalerà una lunga serie di gialli con al centro Giovanni Alma, la cui umanità ed il cui dolore restano necessariamente incollati al cuore del lettore.
Gabriele Cantella, classe 1982, da anni ormai si è trasferito dalla sua Sicilia a Milano – dove si occupa di comunicazione e di scrittura.

