Violenza: prospettive psicologiche, dinamiche sociali e processi di emersione
La violenza — nelle sue forme fisica, psicologica, simbolica, economica e strutturale — rappresenta uno dei fenomeni più complessi e persistenti all’interno delle relazioni umane e dei sistemi sociali. Sebbene in passato molti episodi rimanessero nascosti o normalizzati, negli ultimi anni si è registrato un significativo aumento delle segnalazioni e delle denunce. Tale crescita non indica necessariamente un incremento effettivo del fenomeno, quanto piuttosto una maggiore capacità collettiva di riconoscerlo, nominarlo e contrastarlo.
Definire la violenza: un costrutto multidimensionale
Dal punto di vista psicologico, la violenza può essere intesa come l’uso intenzionale della forza fisica, verbale o simbolica per dominare, controllare o danneggiare un’altra persona. Essa può manifestarsi:
- a livello interpersonale: tra partner, familiari, colleghi, pari;
- a livello istituzionale: abusi di potere, discriminazioni sistemiche;
- a livello culturale: norme, stereotipi e linguaggi che legittimano l’oppressione.
Le prospettive contemporanee ne evidenziano la natura biopsicosociale: la violenza nasce dall’interazione tra fattori individuali (regolazione emotiva, esperienze traumatiche, distorsioni cognitive), relazionali (modelli di attaccamento, dipendenza), e sociali (disuguaglianze strutturali, contesti oppressivi).
Meccanismi psicologici che sostengono la violenza
Tra i processi più studiati figurano:
- Il ciclo della violenza (Walker, 1979): una sequenza ricorsiva di tensione, aggressione e riappacificazione.
- L’apprendimento sociale (Bandura, 1973): la violenza come comportamento appreso tramite osservazione e imitazione.
- Le dinamiche di potere e controllo (modello Duluth): la violenza come strategia deliberata di dominazione.
- La disumanizzazione: riduce empatia e responsabilità morale nei confronti della vittima.
- I bias cognitivi: minimizzazione (“non è così grave”) e colpevolizzazione della vittima.
La violenza è dunque un processo dinamico, inserito nella vita psichica individuale e nelle strutture sociali.
Perché oggi si denuncia di più: una lettura sociopsicologica
L’aumento delle denunce riguarda violenze domestiche, lavorative, digitali e comunitarie. Tra i principali fattori:
- Maggiore alfabetizzazione emotiva e psicologica
La diffusione di concetti quali abuso psicologico, manipolazione o narcisismo patologico favorisce il riconoscimento delle dinamiche abusive. - Normalizzazione della richiesta di aiuto
Campagne pubbliche e testimonianze hanno ridotto lo stigma associato alla denuncia. - Rafforzamento delle reti di supporto
Centri antiviolenza, professionisti della salute mentale e servizi territoriali facilitano percorsi di protezione e segnalazione. - Narrazioni mediatiche e movimenti collettivi
Movimenti globali hanno contribuito a rompere il silenzio e a costruire una cultura della responsabilità condivisa.
Conseguenze psicologiche della violenza
Gli effetti non si limitano al trauma immediato, ma possono includere:
- disturbo post-traumatico da stress (PTSD) e C-PTSD;
- depressione e ansia;
- dissociazione e compromissione dell’autostima;
- difficoltà di fiducia e attaccamento nelle relazioni future.
La psicologia clinica sottolinea l’importanza di interventi integrati: psicoterapia basata sul trauma, tecniche di regolazione emotiva, grounding, supporto sociale e percorsi giuridici protetti.
Prevenzione e responsabilità collettiva
La prevenzione della violenza è un processo sistemico che coinvolge l’intera comunità:
- educazione emotiva e affettiva fin dalla scuola primaria;
- decostruzione degli stereotipi e dei modelli relazionali basati sul dominio;
- programmi sociali per ridurre le disuguaglianze;
- formazione continua degli operatori che intercettano le vittime.
La violenza, essendo un fenomeno biopsicosociale, richiede un approccio interdisciplinare.
Aggiornamento legislativo (25 novembre 2025)
La Camera dei deputati ha approvato all’unanimità il disegno di legge che istituisce il reato autonomo di femminicidio, introducendo nel codice penale l’art. 577-bis. È previsto l’ergastolo quando l’omicidio di una donna è motivato da discriminazione di genere, odio, dominio o controllo.
Parallelamente, il disegno di legge relativo alla definizione del consenso in materia di violenza sessuale ha subito un rallentamento in Senato, rinviando l’iter approvativo.
Implicazioni psicologiche e sociali della nuova legge
- Valorizzazione simbolica e normativa
La creazione di una fattispecie autonoma rafforza l’idea che il femminicidio non sia un evento isolato, ma l’esito estremo di relazioni di potere.
Il voto unanime contribuisce a modificare il “consenso normativo”, indicando una chiara posizione sociale rispetto alla violenza di genere.
- Effetto su denuncia e riconoscimento del danno
La norma può produrre due effetti psicologici significativi:
- Riconoscimento istituzionale: legittima l’esperienza delle vittime come parte di un fenomeno sistemico.
- Facilitazione della denuncia: una legislazione più incisiva può aumentare la propensione a chiedere aiuto, a condizione che i servizi di supporto siano adeguati.
- Limiti e sfide aperte
- La legge riguarda esclusivamente l’omicidio, non le forme di violenza psicologica, economica o coercitiva che lo precedono.
- L’efficacia dipenderà dall’attuazione: formazione degli operatori, protezione delle vittime, capacità investigativa.
- Lo stallo del disegno di legge sul consenso limita un contrasto più completo alla violenza sessuale.
Integrazione con la prospettiva psicologica
La normativa rafforza alcuni concetti chiave già evidenziati dalle scienze psicologiche:
- la violenza non è privata, ma sociale e politica;
- il riconoscimento pubblico del fenomeno è parte integrante dei processi di cura e prevenzione;
- la responsabilità collettiva è imprescindibile: educazione, prevenzione, servizi e tutela giuridica devono funzionare come un sistema integrato.
Consigli di lettura
Testi accademici
- Bandura, A. (1973). Aggression: A Social Learning Analysis
- Walker, L. (1979). The Battered Woman
- Herman, J. (1992). Trauma and Recovery
- Galtung, J. (1969). Violence, Peace and Peace Research
- Foucault, M. (1975). Sorvegliare e Punire
Testi divulgativi
- Caroline Criado Perez – Invisibili
- Susan Forward – Indietro non si torna
- Paola Di Nicola – La mia parola contro la sua
- Stefano Vicari – Bulli e cyberbulli
Fonti istituzionali
- OMS – World Report on Violence and Health
- APA – Violence and Society: Psychological Perspectives
- EIGE – Rapporti europei sulla violenza di genere e sociale
La violenza non nasce nel vuoto: affonda le sue radici in culture, relazioni e rappresentazioni che, se non riconosciute criticamente, continuano a riprodurre in silenzio ciò che dichiarano di voler estinguere.
Lisa Di Giovanni

