Come l’arancio amaro. Milena Palminteri e il Premio Bancarella 2025
Ho seguito il Premio Bancarella 2025 fin dall’inizio e siamo ora arrivati alla conclusione; avevo lo scorso Maggio partecipato alla Conferenza Stampa di presentazione dei vincitori del Premio Selezione Bancarella (ve ne avevo riferito qui https://www.fixonmagazine.com/2025/05/13/premio-bancarella-2025-a-milano-lannuncio-dei-sei-finalisti/ ), nonchè finalisti del Premio Bancarella 2025; oggi vi parlerò del romanzo vincitore dell’edizione di quest’anno a Pontremoli, e cioè “Come l’arancio amaro” di Milena Palminteri, Bompiani Editore (https://www.bompiani.it/catalogo/come-larancio-amaro-9788830110373 ).
L’autrice, che si era in quella serata di Maggio definita una “esordiente attempata”, mi aveva subito suscitato simpatia per l’autoironia dimostrata durante la chiacchierata con il pubblico, e soprattutto per la grande emozione che si percepiva dalle parole della sua presentazione.
Nata a Palermo, Milena Palminteri esordisce nel mondo della narrativa vincendo uno dei premi letterari italiani più prestigiosi.
Il suo romanzo è un viaggio che porta il lettore in Sicilia negli anni che vanno dal 1920 al 1960; tre sono le protagoniste della trama, ma molti sono i personaggi che animano l’intera complessa vicenda.
Le vite di Sabedda, Carlotta e Nardina sono indissolubilmente legate – e se la vera protagonista fra le tre è Carlotta, accanto a lei spesso come voce narrante c’è un personaggio che mi è piaciuto moltissimo cioè zio Peppino Calascibetta, colui che racconta e spesso riempie i vuoti informativi dell’intricata trama.
Carlotta, che ha 36 anni ed è la Direttrice dell’Archivio Notarile di Agrigento, si imbatte casualmente in un documento in cui si fa riferimento ad un misterioso atto di compravendita del 1924, che coinvolge la sua famiglia. La particolarità del “contratto” sta nel non poter spiegare perché la nonna straricca di Carlotta abbia venduto un terreno fertile ed a lei utilissimo ad un campiere – cioè un contadino “che povero era nato e tale sarebbe morto”, di certo senza alcuna possibilità di pagarlo.
Cosa nasconde questo vago ed ambiguo contratto fra i due?

Carlotta decide di andare a fondo alla cosa – ed è qui che entrano in gioco sua madre Nardina e la sua bambinaia Sabedda.
L’autrice costruisce con precisione il carattere delle tre donne: anzitutto Nardina – una madre che fa per la sua piccola “sogni grandiosi” che sono anche l’occasione di un suo parziale personale riscatto. Molte pagine sono dedicate alla descrizione del suo dolore di non riuscire ad avere figli – in un’epoca ed in una Sicilia in cui avere figli, specie se si possiede la terra, è un’ulteriore ricchezza e contemporaneamente una necessità.
Nardina, donna dolce, remissiva e paziente, vorrebbe studiare e laurearsi ma finisce a limitarsi a coprire il ruolo di moglie sottomessa e devota.
Poi c’è Sabedda – la bambinaia di casa, che cresce con immenso affetto Carlotta; è una giovane selvatica molto bella, con grande ascendente sugli uomini proprio per la sua avvenenza, ma ahimè “il tempo di addumare un cerino e lei non fu più quella di prima”.
Sabedda vorrebbe poter decidere del proprio destino ma è troppo povera per farlo, ed intuisce immediatamente di non poter tenere il bambino che porta in grembo perché soldi non ce ne sono. Il suo “testamento spirituale e non solo”, che Carlotta adulta legge alla morte di Sabedda, parla di una donna che ha profondamente sofferto per la decisione presa riguardo alla gravidanza, per gli anni vissuti lontano in America, per tutto ciò a cui la società l’ha costretta.
Carlotta è l’anello di congiunzione fra le due donne: di loro ha la dolcezza e contemporaneamente la forza.
Sta lottando, in una Italia che cambia, per definire la propria posizione in un ambiente professionale ancora appannaggio esclusivo degli uomini.
“Come l’arancio amaro” è un romanzo in cui il lettore può empatizzare con tre donne straordinarie – ciascuna posta dal destino di fronte alla difficoltà di scegliere la direzione da dare alla propria vita.
Si tratta di un romanzo sull’identità e la forza delle donne, scorrevole ed appassionante – un affresco sulla vita della Sicilia con tanti dettagli e tantissimi personaggi.
L’autrice ha inserito nelle ultime pagine del volume un glossario dei molti termini in dialetto siciliano utilizzati fra le pagine – l’utilizzo dei quali permette una lettura completamente immersiva, leggermente complicata per chi non parla siciliano ma molto realistica e concreta.
“La pianticedda dell’arancio amaro a tutti ci pare uno sbaglio della natura chè uno spicchio in bocca non si po’ metteri tanto disturba.
Però è forte, tanto forte che l’innesto di tarocchi e sanguinelli subito pigghia e l’alberi bastardi crescono più belli di quelli in purezza” – così spiega l’autrice il titolo del romanzo, e la verità ed il senso della trama che ha creato.
L’arancio amaro del titolo è metafora delle difficoltà che la vita impone e della resilienza delle donne: è una pianta con tronco e rami coperti di spine, che cresce generosamente gli innesti che vengono inseriti con tagli a croce sul suo fusto. Parimenti una donna può trovare la forza di essere madre anche di un figlio che non ha fisicamente partorito. Ed ancora, ad ulteriormente chiarire la vicenda, Milena Palminteri scrive: “Alla fine un picciliddo che cresce e si fa uomo tra le braccia di una donna è figlio più suo che di quella che per nove mesi se lo è portato nella pancia e nessuno potrà dire che è meno vero di uno vero”.
L’autrice inserisce nella trama anche un riferimento storico -efficace dettaglio per la vicenda che sta costruendo; si tratta del naufragio del dirigibile Dixmude, realmente avvenuto durante una tempesta nel Dicembre 1923 – e che Milena Palminteri sposta di un anno più in là nelle pagine del romanzo.
“Come l’arancio amaro” è un romanzo di cui consiglio certamente la lettura agli amanti delle storie sulla forza delle donne, a chi ama viaggiare nell’Italia del secolo scorso e conoscere la Sicilia di allora in un intricato intreccio di storie di vita.
Buona lettura … in attesa del Bancarella 2026!

