Il silenzio della bellezzaEditoriale In evidenza News Rubriche 

Il silenzio, quello bello.

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C’è un silenzio che mette ansia — quello della chat “visualizzato” senza risposta.
E poi c’è il silenzio che ti abbraccia, che ti culla e che ti dice: “Ehi, adesso lasciati trasportare”.

Nelle ultime tre settimane mi sono regalato un viaggio nella Terra di Mezzo, grazie alla rassegna Back to the Big Screen di The Space Cinema. La trilogia del Signore degli Anelli sul grande schermo è un po’ come rivedere un vecchio amico: sai già cosa succederà, ma ogni volta scopri un dettaglio nuovo e ti emozioni come la prima volta.

Eppure, oltre alle battaglie epiche, alle terre incantate e a quella voglia improvvisa di mettersi uno zaino in spalla e partire per Mordor, c’è stato qualcosa che mi ha colpito più di tutto: il silenzio in sala. Non un colpo di tosse, non lo strappo maledetto della carta delle caramelle (sì, sto parlando con te, che vai al cinema per fare origami con la confezione delle mentine) o il “crunch” di nachos e pop corn e patatine masticate rumorosamente. Niente, assoluto silenzio.

E la cosa più incredibile? In sala c’erano anche bambini. Piccoli, con gli occhi spalancati, seduti composti, rapiti dallo schermo. Nessun tablet in mano, nessun “quando finisce?” sussurrato — solo attenzione pura, rispetto, meraviglia.

Forse il segreto stava anche in ciò che riempiva quel silenzio: la musica.
Non una musica qualunque, ma una delle colonne sonore più belle mai scritte per il cinema, firmata da Howard Shore. Le sue note non si limitano a fare da sfondo: sono loro a tessere la trama emotiva, a rendere un paesaggio più maestoso, un momento di tensione più intenso, un addio più struggente. Ti entrano dentro e ti restano, anche quando lo schermo si spegne.

In un mondo in cui siamo abituati a commentare tutto in tempo reale e a “scrollare” mentre guardiamo un film, ritrovarsi in mezzo ad una sala piena di persone unite dal silenzio — e dalla stessa melodia — è un piccolo lusso. Un lusso che vale la pena custodire. E poco importa se la maggior parte delle persone fossero fan (spesso ce ne sono fin troppo rumorosi)

Perché la bellezza, quella vera, non ha bisogno di essere interrotta o spiegata. Va solo vissuta. In silenzio, lasciando che sia la musica a parlare.
E magari, ogni tanto, ricordandoci che anche il più piccolo degli Hobbit può insegnarci la lezione più grande: per cambiare il mondo, a volte basta saper ascoltare.

Giacomo Ambrosino

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