Augusto De Angelis e la nascita del giallo italiano
Augusto De Angelis, nato a Roma nel lontano 1888 e morto a Como nel 1944, è stato uno scrittore e giornalista italiano, attivo soprattutto durante gli anni del fascismo. Ho scelto di leggerlo e conoscere il suo stile in quanto la Casa Editrice iDobloni ha deciso di pubblicare i suoi gialli nella collana Gialli Vintage in una nuova veste grafica.
Una volta laureatosi in Giurisprudenza, De Angelis scelse la carriera giornalistica e giunse a Milano, dove scrisse per alcuni quotidiani nazionali tra cui “La Gazzetta del Popolo”; poi compose drammi e commedie teatrali, biografie e saggi – e si impegnò anche come traduttore dal francese. Il suo primo romanzo propriamente detto è una spy story, “Robin agente segreto”, del 1930 – ma è con la creazione del commissario Carlo De Vincenzi che si guadagnò la definizione di “scrittore di gialli”. Il primo della serie – che è composta da 18 romanzi in tutto – è “Il banchiere assassinato” del 1935, pubblicato dall’allora Casa Editrice Medusa, ed è il giallo che ho avuto il piacere di leggere.
In un’Italia fascista che faceva del giallo una questione di propaganda e che arriva, nel 1941, a bloccare qualsiasi pubblicazione di romanzi di genere, Augusto De Angelis lavorò alacremente come teorico del genere giallo, cercando di dare lustro al genere e, soprattutto, dando avvio ad uno stile di giallo-italiano che non fosse fotocopia di quelli anglosassoni, ma che diventasse specchio e spunto di riflessione per la società a lui contemporanea. Il suo dichiarato antifascismo, espresso senza remore negli articoli pubblicati su “La Gazzetta del popolo” fra il Luglio ed il Settembre 1943, lo portò all’arresto nello stesso anno – con il successivo trasferimento al carcere di Como.

Da qui uscì, molto provato, nel 1944 – per tornare nella sua abitazione a Bellagio sul Lago di Como, dove pochi mesi dopo venne aggredito da un “repubblichino”.
A causa di quell’aggressione, Augusto De Angelis morì dopo pochi giorni. “Il Banchiere Assassinato” è la prima indagine del Commissario Carlo De Vincenzi, e mi ha permesso si conoscere l’anima di uno dei personaggi chiave del genere poliziesco italiano. Con “Il Banchiere Assassinato” ci ritroviamo catapultati nella mia Milano degli anni Trenta, tra intrighi, sotterfugi e un omicidio solo all’apparenza di facile soluzione.
Si tratta del primo caso del Commissario Carlo De Vincenzi, capo della squadra mobile di Milano – un uomo sofisticato e dagli interessi più vari, attento alle evoluzioni del suo tempo, a mio avviso molto moderno. Carlo De Vincenzi è il primo commissario “seriale” a tutto tondo della narrativa crime italiana: rappresenta il primo investigatore che si allontana dal metodo “scientifico” alla Sherlock Holmes, per affidarsi a termini di ricerca che prima di tutto indaghino la psicologia dei criminali e le loro motivazioni interne e più profonde.
Come farà qualche anno più tardi George Simenon con Maigret, De Angelis immagina una indagine che parte dalla ricostruzione dei “viventi”, per comprendere le ragioni della vittima e quindi risalire al colpevole effettivo. In questo primo romanzo, ho conosciuto il suo Commissario alle prese proprio con un caso che, all’apparenza, sembra di facile risoluzione – perché tutti gli indizi portano a un solo ed unico colpevole.
Eppure, un piccolo dettaglio e l’acuta osservazione di De Vincenzi lo convincono ad andare più in profondità, senza fermarsi alla soglia dell’evidenza, ai primi indizi scovati. Annalisa Stancanelli scrive nella prefazione al romanzo: “De Angelis viene così ricordato da Oreste del Buono ‘umanissimo come il Maigret di Simenon, romantico come il Marlowe di Chandler, intellettuale come il Vance di Van Dine eppure caparbiamente italiano’”.
Un personaggio veramente originale, profondamente umano nonostante il suo mestiere lo metta a contatto con la delinquenza, capace tra le pagine di mostrarsi cortese con i subalterni, poi persino di aiutare una coppia a coronare il proprio sogno d’amore. De Vincenzi si presenta ai lettori come un uomo sensibile, romantico ed estremamente intelligente, e Stancanelli nella prefazione del libro lo definisce “il commissario poeta”. Curioso ed avido lettore di Freud, Lawrence e Platone, De Vincenzi dice di sè “io sento la poesia di questo mio mestiere… delle notti di attesa con la nebbia fin dentro il cortile” concentrando l’attenzione del lettore su Milano e sulla cosiddetta giungla d’asfalto – definendo di lì in poi nelle caratteristiche dell’ambientazione uno dei pregi fondamentali del romanzo poliziesco.
Il Commissario De Vincenzi è un uomo di circa 35 anni colto e raffinato, un poeta capace di cogliere le impronte psicologiche, che possiede la forza dell’intuizione tipica dell’esteta. E’ un artista che arriva ad affermare che “il delitto quando non è passionale, è un’opera d’arte perfetta ed armoniosa”.
De Vincenzi, quindi, è un intellettuale abituato a lavorare con il cervello e a confrontare le proprie intuizioni con la genialità del criminale.
De Vincenzi si serve nell’indagine dell’analogia con il duplice ruolo di interpretazione e simulazione, creando un legame immediato fra eventi presenti e passati in stile psicoanalitico, tanto che De Angelis dichiara che “oggi scrivendo un giallo non si può ignorare Freud”. “II Banchiere Assassinato” è un romanzo che porta il lettore dalle nebbie di una Milano notturna, fatta di ricchezza e lustrini, serate alla Scala e chiacchiere da “palco”, ricchi affari e banche, sino alle quattro pareti di un solo appartamento – si tratta del luogo del delitto, dove le psicologie dei personaggi si scontrano con le necessità della vita e le contingenze della morte.
La trama si svolge tra intrighi, passioni cocenti e drammi che preludono a soluzioni estreme: il cadavere del banchiere Mario Carlini viene rinvenuto seduto alla scrivania dell’appartamento del benestante Giannetto Aurigi. Ma il caso non ha messo in conto l’amicizia che lega lo stesso Aurigi al commissario De Vincenzi, e che fa scattare il dubbio nella mente del commissario: cosa lega la vittima al suo presunto assassino? E perché Aurigi non è in grado di fornire un alibi?
De Vincenzi ha 3 indiziati, un appartamento e 24 ore per scoprire la verità sul caso del banchiere assassinato. Ideale a mio parere riscoprire Augusto De Angelis – un padre del giallo all’italiana – proprio a partire dalla lettura della prima indagine del Commissario Carlo De Vincenzi, scritta nel 1935, e partendo da lì quindi conoscere l’anima più vera di uno dei personaggi chiave del poliziesco italiano.
Alla pagina web della collana iDobloni Gialli Vintage https://www.covodellaladra.it/publishers/gialli-vintage/ è possibile reperire tutti i romanzi di Augusto De Angelis, ora pubblicati in nuova veste dalla Casa Editrice.
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