Un viaggio alla scoperta di Hallyu! L’onda coreana al Museo Rietberg di Zurigo
Sono stata invitata lo scorso 14 Maggio da My Com Factory e Studio Battage a visitare la mostra “Hallyu! L’onda coreana” presso il Museo Rietberg di Zurigo; Zurigo ospita questa memorabile mostra dal 04 Aprile al 17 Agosto 2025 – come unica tappa nell’Europa continentale della grande mostra prodotta dal Victoria and Albert Museum di Londra ed arricchita di opere d’arte coreane.
L’esposizione (che consta di circa 200 oggetti: costumi, oggetti di scena, fotografie, video e curiosità legate alla cultura pop, accanto a opere storiche e contemporanee) ripercorre le origini della hallyu – l’onda coreana – ed i suoi legami con l’arte tradizionale, per poi analizzarne l’influenza globale in ambiti come la cultura pop, il cinema, la moda o l’arte multimediale.
Da quasi trent’anni, il fenomeno culturale dell’hallyu supera confini culturali, sociali e linguistici, dando vita a nuove tendenze; oggi è parte integrante non solo dell’identità coreana, ma anche della cultura pop globale – ed io ne sono affascinata ed incuriosita. Questa mostra tematica esplora l’eclettica e vibrante cultura popolare della Corea del Sud, un fenomeno emerso alla fine degli anni ‘90 e ormai diffuso in ogni angolo del pianeta.
Hallyu, che in coreano significa “onda coreana” o “flusso coreano”, è un termine che indica la diffusione globale della cultura di massa sudcoreana.
Questa “onda” ha abbracciato vari settori, tra cui musica (K-pop), cinema, televisione (K-drama), moda (K-fashion), cucina e altro ancora, diventando un fenomeno culturale di portata mondiale. L’esposizione ripercorre le origini della hallyu e i suoi legami con l’arte tradizionale, per poi analizzarne l’influenza globale appunto in moltissimi ambiti.
Dagli outfit k-pop alle celeberrime coreografie, dagli indimenticabili oggetti di scena ai videoclip musicali, dalle tendenze beauty alla moda made in Korea, “Hallyu! L’onda coreana” propone uno scintillante caleidoscopio della storia artistica e culturale sudcoreana.
Alcune opere del pioniere della videoarte Nam June Paik; una scenografia del pluripremiato film “Parasite”; la Google Art Dance Room, dove ho imparato a ballare il K-pop sotto la guida di esperti coreografi e le interpretazioni contemporanee dell’hanbok, l’iconico abito tradizionale, sono solo alcune delle attrazioni che ho avuto il piacere di vedere alla mostra. All’ingresso della mostra è Psy “in persona” ad accogliere il pubblico: si tratta del famoso cantante coreano di Gangnam style, che dal 2012 ad oggi ha fatto ballare e divertire con la sua musica milioni di persone in tutto il mondo.
Il percorso della mostra si snoda in 4 capitoli:
- Storia recente
Nel giro di due generazioni, quello che negli anni Cinquanta era un Paese preindustriale segnato dalla guerra si è trasformato in uno dei centri culturali e tecnologici più avanzati di fine Novecento.
A Zurigo sono in mostra fotografie, manifesti, documenti storici ed esempi delle prime apparecchiature di elettronica di consumo, a testimonianza degli epocali cambiamenti socio-politici che hanno portato alla rapida ascesa della Corea del Sud a partire dagli anni’90.
A tale riguardo, si parla di “modernità compressa” cioè la rapidissima evoluzione le cui caratteristiche di velocità e trasformazione hanno inevitabilmente generato contrasti all’interno della società coreana.
Mi ha affascinato scoprire che in Corea convivono rituali sciamanici e confuciani accanto a tecnologie all’avanguardia, fondendo tradizione e modernità. L’hallyu ha avuto inizio come dicevo alla fine degli anni ’90, quando le serie televisive e i film sudcoreani hanno cominciato a riscuotere grande successo in tutta l’Asia.
Spinta da un’industria musicale estremamente professionale amplificata da internet e dai social media, la popolarità del K-pop si è presto diffusa su scala globale. Il riconoscimento internazionale definitivo è arrivato nel 2012 con il video virale Gangnam Style dell’artista sudcoreano PSY, il primo a superare i due miliardi di visualizzazioni su YouTube. Il brano, imitato e parodiato in tutto il mondo, è una satira sullo stile di vita materialista del quartiere di Gangnam – un’area di Seoul in cui un tempo abbondavano le risaie e che oggi è una delle più lussuose dell’intera Corea.
L’odierna Corea del Sud è una potenza economica e culturale che esporta i suoi prodotti in tutto il mondo.
Film e serie come Parasite e Squid Game, gruppi musicali come BTS e BLACKPINK fanno ormai parte del canone della cultura pop contemporanea.
- K-DRAMA e K-CINEMA
Quando, alla fine degli anni ’80 la democrazia iniziò a germogliare in Corea del Sud, anche l’industria televisiva e cinematografica conobbe un forte sviluppo.
Con la serie televisiva Winter Sonata trasmessa per la prima volta nel 2003, l’onda coreana si diffuse rapidamente in tutta l’Asia, conquistando in particolare il Giappone; in seguito, grazie all’ascesa delle piattaforme di streaming negli anni Duemila, i film e le serie coreane hanno raggiunto velocemente un pubblico globale.
Si tratta di serie caratterizzate da trame avvincenti, audaci commistioni di generi, scenografie mozzafiato ed un’estetica che fonde suggestioni tradizionali e moderne.
L’ascesa dell’industria cinematografica coreana a partire dalla fine degli anni ‘90 ha dato vita a una nuova generazione di cineasti, che sono oggi tra le figure più influenti del panorama internazionale.
Film come Oldboy (2004) di Park Chan-wook o Parasite (2019) di Bong Joon-ho hanno ottenuto grande successo di critica e pubblico; la mostra celebra questa straordinaria varietà attraverso manifesti, spezzoni di film e oggetti di scena, che è stato incredibile vedere e riconoscere nelle sale del Museo.
Tra le maggiori attrazioni vi sono la ricostruzione della celebre stanza da bagno di Parasite, i costumi di Squid Game, ed il set di prodotti per la cura personale delle protagoniste del film Mademoiselle.
Inoltre il Museo presenta anche i Webtoon, innovativi fumetti digitali pensati per i dispositivi mobili, che hanno ispirato numerose serie televisive e film.
- Il K-POP ed i suoi fan
Sostenuta dai social media e da comunità di fan digitali, la musica pop coreana – K-pop – è diventata un fenomeno globale; uno dei punti di forza della mostra, a mio parere, sono gli incredibili outfit scintillanti indossati nei video musicale di maggiore successo.
Con l’allentamento progressivo della censura culturale, a partire dal 1987 la musica straniera ha iniziato ad arrivare in Corea del Sud influenzando la scena locale; tra le antesignane del K-pop vi sono figure come la “Madonna coreana” Kim Wan Sun e la cantante Patti Kim (anni ’70 – ’80).
Le star del K-pop, chiamate anche Idol, sono artisti carismatici, spesso selezionati da agenzie di talenti e grandi etichette musicali, che vengono sottoposti a un rigoroso percorso di formazione della durata di anni (Academy); è così che sono nate band come le BLACKPINK e i BTS, capaci di conquistare fan in tutto il mondo con performance spettacolari e brani accattivanti. La storia turbolenta della Corea del Sud ha influenzato profondamente il K-pop: la fusione di generi musicali e influenze culturali lo ha reso un genere ibrido, in grado di superare le barriere linguistiche e attrarre il pubblico internazionale.
A latere, bisogna anche dire che l’onda coreana ha contribuito alla crescente diffusione di corsi di lingua coreana in tutto il mondo.
- K-BEAUTY e K-FASHION
Grazie all’hallyu, la Corea del Sud è diventata un punto di riferimento globale anche nei settori bellezza e moda.
Dai portacipria decorati alle moderne maschere a LED, dall’abito tradizionale (hanbok) all’alta moda passando per lo streetwear più ribelle, la mostra mi ha permesso di esplorare le molteplici sfaccettature della cultura coreana della bellezza e dello stile.
La cultura coreana ha standard estetici profondamente radicati: a partire dalla dinastia Joseon (1392-1910), prendersi cura del proprio aspetto non è considerato affatto un atto di vanità, ma un dovere morale, l’espressione del proprio status sociale e della virtù stessa, poiché l’aspetto esteriore riflette lo stato interiore.
Nonostante le trasformazioni della Corea moderna, questa concezione è ancora molto diffusa.
La K-beauty combina antiche formulazioni con nuovi ingredienti e tecnologie avanzate; la cura della pelle, d’importanza centrale sia per le donne che per gli uomini, ha dato impulso a una tendenza globale nella cosmesi maschile – al punto che con i suoi prodotti innovativi e il design accattivante, la Corea del Sud è oggi il terzo maggiore esportatore di cosmetici al mondo.
L’hallyu ha portato inoltre la moda coreana sotto i riflettori internazionali: le caratteristiche di questa moda sono tagli destrutturati, streetwear d’avanguardia, accostamenti eccentrici e stili gender-fluid, rivolgendosi in particolare ai Millennials e alla Gen Z e posizionandosi tra il mondo dello streetwear e quello dei marchi di lusso.
Le rivisitazioni dell’hanbok, l’abito coreano per eccellenza, giocano un ruolo chiave nella moda, nel cinema e nella musica pop, con motivi audaci e colori e silhouette inedite, pur mantenendo un forte legame con il passato.
Sono sempre di più le star del K-pop che indossano hanbok moderni accrescendo così la loro popolarità in tutto il mondo: l’hanbok contemporaneo è diventato per i coreani di tutto il mondo una dichiarazione di stile che esprime un rapporto sicuro e orgoglioso con il proprio patrimonio culturale.
Oltre a questi 4 “capitoli” la mostra al Museo Rietberg prevede anche una sala dedicata alle tradizioni artistiche della Corea – in cui, accanto a immagini buddhiste e sciamaniche, sono esposte pitture decorative di genere e xilografie policrome provenienti dalla collezione del museo e da raccolte europee. A tale riguardo mi hanno particolarmente interessato i molteplici legami tra la cultura pop coreana e la storia artistica e culturale del Paese, ad esempio il moon jar esposto; il “vaso lunare” è considerato il simbolo degli ideali confuciani di sobria eleganza e modestia.
Incanta per la forma armoniosa ed il bianco luminoso dello smalto, mentre le imperfezioni dovute alla lavorazione e alla cottura sono apprezzate come parte integrante della naturale estetica del vaso.
Considerato un vero e proprio simbolo nazionale, oggi dei tradizionali moon jar restano pochissimi esemplari.
Ad accompagnare la visita al Museo è una playlist dedicata che il Museo Rietberg presenta su Spotify e che garantisce una esperienza davvero immersiva nonché la possibilità di avvicinare ulteriormente la vibrante corrente culturale corena.
La playlist propone una raccolta di brani che riflettono la vitalità e l’innovazione della scena musicale coreana, includendo successi che hanno scalato le classifiche internazionali e pezzi iconici che hanno segnato l’ascesa del fenomeno Hallyu.
Alla pagina web https://rietberg.ch/en/exhibitions/2025-hallyu si possono reperire informazioni sulla mostra quali orari, costi, date; ricordo che la mostra resterà al Ritberg Museum di Zurigo fino al giorno 17/08/2025.






