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Intervista alla scrittrice Luisella Traversi Guerra

Imprenditrice sui generis, poiché affianca all’impegno professionale la vocazione artistica. È pittrice e scrittrice. Se la sua pittura è mezzo per esprimere il processo che anima la vita interiore dell’artista, la scrittura ne completa l’espressione, ampliandone la gamma di valori e sentimenti espressi.

Parliamo di Luisella Traversi Guerra, che ha recentemente pubblicato “Sanpietrino e il segreto della Valle Oscura” il nuovo libro edito da Mondadori Electa. Buona lettura!

“Sanpietrino e il segreto della Valle Oscura” è il suo nuovo fantasy. A quale pubblico si rivolge e quale messaggio vuole trasmettere?

Sanpietrino è il racconto di un percorso di trasformazione. È un processo evolutivo nel quale la forza dei valori e la potenza del Bene lottano contro la magia del Male che cattura le anime smarrite divorandole e trasformandole in patacche.

È anche lo stupore di quando compare il Maestro, il quale crea l’inimmaginabile e spalanca la straordinarietà del Bene. La bruttezza che umiliava i giusti si trasforma in un futuro di assoluta e completa bellezza. In questo volume ci sono intessuti diversi messaggi educativi. Il personaggio di Sanpietrino offre l’occasione di riflettere su che cosa provochi veramente la bruttezza e la sofferenza che ne deriva. La prima scoperta è quella di capire che la bruttezza è un confronto di schemi.

Il bello e il brutto si fanno consapevolezza solo quando uno schema estetico diventa così predominante da annullare l’altro. Nella storia umana è interessante scoprire come il tutto e il suo contrario hanno condizionato le vite. Un altro punto educativo è quello di constatare che il bene è più forte del male quando sceglie di usare delle situazioni che non lottano contro il male, ma lo “invadono” sciogliendolo. Questi sono i messaggi che vorrei trasmettere ai miei lettori, piccoli e grandi.

Dalla sua decennale esperienza nelle risorse umane è nato in anni recenti il desiderio di confrontarsi con la narrativa per ragazzi. Nel 2014 ha pubblicato con Mondadori “La memorabile impresa di Tapurino”. Di che cosa si tratta?

Una delle professioni più impegnative ma interessanti è sicuramente la gestione delle risorse umane e, di conseguenza, la cura dell’auto-formazione e della formazione umana e professionale. Affacciandosi sulle dinamiche professionali legate alle personalità e al processo umano delle maestranze e dei collaboratori che costruiscono il mondo aziendale, con uno sguardo di rispetto e comprensione, si scoprono “i vuoti di bene”, le ferite profonde del passato presenti in tutti (fa parte della dinamica di crescita umana), il bisogno di essere riconosciuti, le paure nel sentirsi esclusi, il bisogno di essere amati e sostenuti. Il segreto straordinario che sostiene la complessità relazionale e la può curare è nascosto nell’incontro con persone che si prendono cura dell’altro e permettono, così, lo sbloccarsi  delle situazioni incistate. Ho gustato la gioia di vedere persone prendere il volo e riprendere in mano la propria vita, per questo ho maturato una grande fiducia in questo processo. Quando per vicende alterne ho dovuto affrontare una situazione dolorosa familiare e mi sono trovata a doverla raccontare, in forma di storia, a una mia nipotina, ho dovuto trovare la strada per raccontare come sia possibile trasformare uno smarrimento in una situazione gioiosa e in alcuni momenti anche ilare. Ho lasciato che dalla mia creatività nascesse “La memorabile impresa di Tapurino”. Il racconto, coinvolgente e imprevedibile, narra proprio di un topolino con un grave problema: non saper trattenere l’aria che gli si forma nel pancino. Questo problema lo ha trasformato in un topolino-scoreggino che impara a usare quell’handicap facendolo diventare propulsione per volare, ovviamente con  l’aiuto di molti personaggi colmi di sfumature e metafore utili per comprendere meglio il messaggio: in ogni vita c’è l’opportunità di cambiamento. Nell’isola della fantasia, Tapurino è un racconto davvero molto divertente. 

Non solo scrittrice, ma anche pittrice. Come si è avvicinata alla pittura?

Ci sono due dimensioni diverse nell’arte di scrivere e nell’arte di dipingere che si toccano e sono il luogo dove la creatività si accende e dove si sviluppa l’espressione del mio processo umano e della mia anima. Ma poi, lo scrivere e il dipingere hanno due moti e due sviluppi molto diversi. La scrittura è liberatoria, confortante, leggera e a volte divertente. Stare con se stessi scrivendo è come essere in compagnia di un buon amico con cui si passano ore serene. La pittura spesse volte ha bisogno di un travaglio silenzioso che spesso fa male e ti scoppia dentro come un bisogno esistenziale. Per me la pittura è sempre frutto di una rielaborazione che si costruisce raccogliendo dal profondo di me, dalla natura, dalle relazioni piccole pagliuzze di luce che poi si uniscono e diventano come una epifania: il quadro. Ho scelto come mia identità artistica  di voler essere “il pittore della gioia”. Questo significa elaborare la realtà, anche quella più dolorosa, cercando di esprimere con il segno, con il colore e con la luce l’importanza della conoscenza che è sempre “una perla luminosa”.

Mi sono avvicinata alla pittura durante il liceo, partecipando a un concorso di arte a Roma poiché il mio insegnante spesso mi invitava a disegnare con i gessetti sulle lavagne. Disegnare era naturale per me, inoltre il piacere nel disegno mi donava un grande benessere. Ho continuato a coltivare questa dimensione in modo libero fino a quando in America, dove mi trovavo per lavoro, ho vissuto un’esperienza che mi ha scioccato. Infatti, partecipando per scherzo a una mostra bohémien lungo l’Ohaio River in Evansville (Indiana), un bimbo comprò un mio quadro. Mi chiesi: “Che cosa quel bambino ha scoperto nei miei lavori pittorici?”. Era possibile che un bambino riconoscesse qualcosa che io stessa non conoscevo di me? Decisi da quel momento di lavorare in quella direzione. Scoprii uno dei miei più importanti mondi e da allora mi ci sono dedicata appassionatamente. Le parole che per tanti anni avevano assorbito i miei vissuti interiori ora potevano trasformarsi in forme e colore. Poesia, scrittura e pittura sono lo stesso aspetto artistico con il quale ho la possibilità di esprimere la mia umanità, i miei sentimenti, la mia spiritualità.

Negli anni le viene data la possibilità di esporre più volte negli USA, in Cina, in Giappone e in Europa. C’è un viaggio che le è rimasto particolarmente nel cuore?

Il viaggio a me più caro è quello legato al Giappone. Amo la cultura giapponese e ne ho un grande rispetto. Ho imparato molto nelle quattro esposizioni vissute a Tokyo. In Giappone ho molti straordinari amici. Fra l’altro ho imparato alcune loro arti per meglio sentire e comprendere il loro modo di coltivarsi nella vita. Quella che ormai è in me forte è l’Ikebana ovvero l’arte della composizione dei fiori, dei rami, dei frutti. Mi permette, attraverso le sue regole, di esprimere rigore, bellezza, sentimenti.

Ha qualche progetto per questo nuovo anno?

Ho tanti progetti, vita permettendo. Quello più immediato e concreto è aprire una piccola galleria a Bergamo, la mia città. In questo spazio vorrei far vibrare e sentire la cura che vivo per l’arte e per le culture. Un altro progetto è quello di trovare un luogo in Italia simbolico e significativo dove creare un evento che testimoni la mia vita a 360° con una accurata esposizione e conferenze colte. Provare con coraggio a essere testimone di un vissuto imprenditoriale-artistico veramente tangibile e riconoscibile da donare a tutti coloro che sentono in loro l’unità delle vie espressive da manifestare nella propria vita.

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