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Giovanni Sollima: intervista al poeta e scrittore siciliano

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La copertina del “Quinto libello di pezzi tesotici” di Giovanni Sollima

Era nell’aria. E adesso il “Quinto libello di pezzi tesotici” del poeta e scrittore siciliano c’è, al di sopra di ogni chiusura dei tempi, distanziamento sociale e clausura degli animi, pronto a offrirsi al confronto e al dialogo con la percezione sensibile del lettore. È come se le cose e i fenomeni si presentassero con un loro linguaggio dei sensi e una lingua estetica, di cui il poeta è cercatore partecipe nel solco evolutivo di un’ancestrale naturalezza e risonanza espressiva. Un dialogo interno sulla linea dei significati aggancia il tempo e ne prende coscienza, dando continuità, ricercate forme e diversificate traiettorie agli spazi dell’essere e dell’esserci.

«Gocce di futuro

dietro un muro

di pianto. Passi

ritorti su d’un’esistenza

che si distende oltre.

Rimani in carreggiata

accanto alle ideali vie,

intorno ad un’uscita

che avvolge le forme».

Come nasce la passione per la scrittura e in particolare per la poesia?

Come mi piace dire, per uno stato necessitante. È un istinto incoercibile e ineluttabile all’espressione e alla comprensione di simboli e significati, che matura nel tempo e nello spazio soggettivo e oggettivo, fino alla personale padronanza intelligente d’una forma creativa o speculativa di scrittura. Storicamente, come poeta, vengo fuori nel 1980, durante gli studi classici, quando, rientrato da uno stato d’ispirazione, mi accorsi di aver composto dei versi, che ponevano una base di dedicato dialogo col pensiero e la dimensione percettiva e rappresentativa personale. La mia prima raccolta pubblicata di poesie giungerà, comunque, anni dopo: nel 1994 col Primo libello di pezzi tesotici.

Dove trovi l’ispirazione per i tuoi versi?

Nell’esperienza quotidiana, nella vita introspettiva d’ogni momento, negli spazi dei sentimenti, nei colori delle sensazioni, nella natura, negli eventi di vita e negli stati d’animo, nel movimento di percezioni e pensieri.

Cosa legge Giovanni Sollima? Quanti libri leggi in un anno?

Sono un cattivo lettore! E non sono di certo sistematico. Finisco con il leggere parecchio, ma in modo discontinuo e disordinato. Tendo ad avere con la pagina scritta un rapporto breve, ma intenso. Sarà, magari, anche per quello che sono sostanzialmente un poeta. I libri che leggo con completa continuità in un anno si contano sulle punta delle dita. E sono soprattutto d’ordine saggistico o conoscitivo piuttosto che narrativo. Vengo molto attratto dai fumetti, che leggo da fruitore puro e con molta ammirazione, giacché il mio tratto grafico rappresentativo è rimasto talmente involuto da non sapere disegnare.

Un piccolo tuffo nel passato: nel 2005  vede la luce il dialogo filosofico L’albero di Farafi o della sofferenza, scritto col filosofo, pittore e scrittore Salvatore Massimo Fazio . Di cosa tratta nello specifico?

È un testo prezioso e particolare. Quando uscì, fu molto apprezzato in certi ambiti accademici. Sul modello del dialogo filosofico classico è una conversazione, intensa, speculativa e appassionata, tra tre personaggi, un medico, un pensatore e un uomo della strada, sul tema della sofferenza. Il testo, pure, si diporta in maniera teatrale fino alla suggestiva sorpresa finale.

In tempo di coronavirus, hai scritto qualcosa, poesie o altro, su questo periodo d’emergenza?

È stato un periodo estremo per tutti. E ancora stiamo vivendo un momento difficile. Credo che i ricordi si sovrappongano al disorientamento quotidiano e a lampi di speranza. Personalmente, nonché professionalmente, è stato e continua, a suo modo, ad essere un periodo applicativo e creativo e, come autore, non sono mancati momenti espressivi. In particolare sono venute fuori alcune poesie, che, per il momento, hanno trovato spazio nell’edizione 2021di un calendario artistico, che da qualche anno a questa parte raccoglie i miei pezzi poetici più recenti. Inoltre del periodo di pieno lockdown conservo un breve scritto di riflessione narrativa, di cui per adesso non so se mai avrà spazio d’attenzione e dignità di pubblicazione.

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