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Una commistione tra gli organi di senso. Intervista al cantautore Darman.

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“ Una commistione tra gli organi di senso” così definisce Darman il suo nuovo album “Necessità Interiore”. Una sinergia costante tra arte e musica che si fondono, si plasmano per poi rinascere sotto una nuova forma.  Nei suoi testi è racchiusa tutta la necessità dell’essere umano di esprimere se stesso, di inseguire i propri sogni,di perdersi per poi ritrovarsi. C’è spazio per raccontare le fragilità, le paure attraverso un incontro/scontro tra musica, arte e poesia. Lo abbiamo incontrato per una lunga e piacevole chiacchierata.

 

E’ uscito il tuo nuovo album, “Necessità interiore”, un percorso itinerante che parte dall’arte per arrivare all’amore inteso come forza motrice del mondo.

Si, hai colto l’essenza del mio ultimo lavoro. “Necessità Interiore” è la nudità dell’artista che incontra il bisogno più leggero e profondo di esprimersi, per mezzo della forma artistica che più gli è congeniale. Nel mio caso, la musica incontra la poesia in un abbraccio strettissimo e indissolubile.

Nel tuo progetto c’è un costante riferimento all’arte. Come nasce questa sinergia?

Nasce dal fatto che non so disegnare ahahah. No, dai, scherzo! Cioè, in realtà non scherzo, nel senso che nel disegno sono davvero una schiappa, però il fatto che nei miei brani io faccia spesso riferimento all’arte pittorica è perché ne sono affascinato e perché credo che influenze trasversali siano un mezzo per elevare un’opera, grazie (come hai accennato tu nella domanda) a un rapporto sinergico e sinestesico tra due forme d’arte differenti. 

L’album si apre con la canzone, “Pubblicità Riflesso”, una fotografia chiara di come si inseguono i falsi miti.

“Pubblicità Riflesso” è un brano che racchiude molte anime differenti: è aspro, duro, critico e, nello stesso tempo, ironico e leggero. E’ molto attuale, quasi profetico. Il bisogno di realtà e semplicità è esploso nella vita di ciascuno di noi in quest’ultimo periodo di clausura forzata.

Credo che il potere più grande di un essere umano sia quello di avere il tempo a disposizione per realizzare i propri sogni e vivere in funzione di ciò che fa stare bene. Ridurre l’esistenza a una mera corsa sfrenata verso l’effimero è un errore enorme (di questo ne avevo fatto cenno già in “Full-Time”, brano contenuto nel mio secondo album “Segale Cornuta”).

Questo concetto si ripercuote giocoforza anche su una carriera musicale, dove spesso si abbandona la via maestra dell’ispirazione per cedere ai volubili voleri della massa (anche la traccia 5, “Mayday”, parla di questo).

“Ardhanarishvara”, racconta la completezza della sfera maschile e quella femminile. Credi oggi sia veramente superata la distinzione tra i sessi?

Direi di no, purtroppo viviamo ancora in un mondo estremamente maschilista; ciò si ripercuote sulla vita di tutti, uomini e donne. Il maschilismo è strisciante e per le donne è difficile ancora compiere delle scelte e/o vivere in totale libertà la propria vita (parlo di questo soprattutto in “Quotidianità Distorta”).

Per quanto concerne “Ardhanarishvara”, il discorso è molto più ampio e profondo. In questo brano, infatti, parlo del “maschile” e “femminile” che alberga in ciascuno di noi. La societmaschilista porta a nascondere le parti di noi che fanno parte della sfera del sesso opposto, come se ciò fosse qualcosa di negativo.

In realtà, è proprio il mostrare tutto ciò che forma e compone la nostra componente interiore che ci rende individui elevati intellettualmente e liberi. Il titolo del brano racchiude proprio l’essenza mistica dell’incontro del maschile e del femminile in ognuno di noi, per il raggiungimento della massima espressione di noi stessi.

In alcuni brani, come “Silenzi Dimenticati” e “Tangibile”, si mette in luce come l’uomo abbia dimenticato il dialogo con se stesso.

E’ vero. Viviamo in una società che ci indottrina a conseguire una meta il più in fretta possibile, senza badare al percorso. In realtà, qualunque viaggio noi compiamo, è fatto essenzialmente del percorso che ci consente di raggiungere una meta.

E’ il tempo che intercorre tra la partenza e l’arrivo, la parte più bella di un viaggio. Il vivere in funzione della meta vuol dire perdersi nella corsa, perdere la capacità di auto-conoscersi, perdere il contatto con la realtà e con ciò che si è, rende l’uomo un essere asettico. Inutile correre… conta vivere.

Dal sud Italia a Torino. Come questo viaggio ha plasmato il tuo lato artistico.

Ho vissuto in tanti luoghi, ciascuno di essi mi ha trasmesso qualcosa dal punto di vista umano (e, di riflesso, artistico). I luoghi, le persone, le culture differenti fanno crescere, arricchiscono il bagaglio personale, mostrano dei punti di vista differenti delle cose apparentemente più scontate; tutto ciò diventa un monito per conoscersi meglio, capire le proprie esigenze e le proprie necessità interiori. apparentemente più scontate; tutto ciò diventa un monito per conoscersi meglio, capire le proprie esigenze e le proprie necessità interiori. ciò diventa un monito per conoscersi meglio, capire le proprie esigenze e le proprie necessità interiori.

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