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Con la speranza di poter tornare a suonare dal vivo. Quattro chiacchiere con La Collera

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“La Collera” è una band di Milano di genere “Indie Pop Rock” composta da Giovanni Linke Casalucci (voce), Giannandrea Forestieri (chitarra), Alessandro Pisu (basso), Enrico Buttafuoco (batteria). I membri sono artisti dai gusti musicali e dalle esperienze piuttosto variegate e questa varietà ovviamente traspare e possiamo osservarla nei loro lavori, donando un’esperienza unica a coloro che li ascoltano e possono apprezzare la loro musica.

Nascono come band nel 2017 e hanno subito collezionato successi e scalate in classifica, lavorando già dal 2018 su brani inediti con una cospicua attività dal vivo. In questo stesso anno si classificano al secondo posto al Sanremo Rock salendo sul palco del teatro Ariston, premiati ben due volte dalla giuria con premi speciali. Nel 2019 il singolo “AntiLove” riascontra subito un intenso successo sulle piattaforme di streaming in playlist italiane ed estere e tanto altro.

EP La Collera
EP La Collera

Nel 2020 negli studi del  Natural HeadQuarter di Manuele Fusaroli, musicista e produttore dei maggiori dischi indie italiani degli ultimi anni, incidono il loro primo Extended Play “La Collera”, composto da 4 brani (01 Certi posti sono fatti per sentirsi soli; 02 Una cosa di poco conto; 03 Una nuova bugia; 04 La macchina del veleno), prodotto e distribuito da Alka Record Label, la cui uscita è stata anticipata dall’uscita del singolo  “Certi posti sono fatti per sentirsi soli”. La musica ha un ritmo incalzante e travolgente, a tratti irrequieta ma anche dolce e malinconica, è il connubio perfetto per un’esperienza emozionante, quello che ho provato nell’ascoltare i brani è stato un misto di sensazioni piacevoli ma che allo stesso tempo lasciavano trasparire tutto il disincanto specchio della società moderna.

La solitudine, a volte ricercata, spesso subita, infine fatta amica quasi in un istante al confine tra rassegnazione ed estrema consapevolezza, consapevolezza che siamo circondati da una folla folle che non può che restituirci un senso estremo di vuoto. I rapporti umani sembrano diradati da incomunicabilità, scarsa onestà, in cui si preferisce discostare l’attenzione, far finta di niente, per la paura di approfondire, di mostrarsi sinceramente.

Allora la necessità è quella di un “carpe diem”, di eliminare zavorre del passato, di dedicarsi al bello e saperlo riconoscere, di andare all’essenziale. Insomma temi forti e impegnati e soprattutto prezioso spunto per importanti riflessioni con cui la società ci costringe a fare i conti.

Il CD è uscito per la prima volta in digitale il 22 Maggio 2020….buon ascolto e buona lettura. Intanto li abbiamo ” incontrati” per una bella intervista. Ecco cosa ci hanno raccontato.

 

Come mai il nome della Band?

 

La Collera è un sentimento improvviso, violento, difficilmente domabile con cui – come esseri umani – dobbiamo spesso fare i conti, in particolare oggi laddove la moltitudine di mezzi a disposizione ha reso la comunicazione tra le persone più superficiale e violenta. In tal senso questo nome non sarebbe potuto nascere in un momento diverso.

Al tempo stesso, ci siamo resi conti che attraverso il gesto creativo, scrivere brani, suonarli, ballarli, sudarli, ci permette, se non di zittire l’impeto, di cavalcarne l‘onda col sorriso. Più spesso è un poco rassicurante ghigno, ma sono dettagli.

Quali sono stati i vostri primi approcci nel mondo della musica come artisti?

 

Siamo in quattro e ognuno di noi potrebbe raccontare un diverso trascorso musicale, tra concerti e registrazioni in altre band. Tuttavia, anche dalle differenze possono nascere dei tratti comuni, proprio quelli che hanno portato a conoscerci e a decidere di suonare insieme: la voglia di esprimere in musica quello che proviamo, senza filtri tra noi e il pubblico. Questo è l’approccio che abbiamo oggi.

Quali sono le vostre maggiori fonti di ispirazione?

Giovanni: per quanto mi riguarda, ciò che mi circonda o il suo vuoto sono la primaria fonte di ispirazione. Se mi limito al campo artistico, sono cresciuto ascoltando gli Smiths, i Radiohead e i Manic Street Preachers mentre leggevo Sylvia Plath.

Andrea: Sonic Youth, Franz Ferdinand, Interpol, Joy Division, Placebo, Scisma, The Smashing Pumpkins, The Smiths, The Cure, Marlene Kuntz, Cristina Donà, Bloc Party, Broken Social Scene, Death Cab for Cutie, Il Teatro Degli Orrori, The Kills, Ok Go, Pavement.
Alessandro: Verdena, Flaming Lips, Beach Boys, Placebo, Oasis, Blur, Nirvana.

Chicco: Clash e Beatles, passando per Deftones e QOTSA, ma senza scordare gli Stooges e i Pulp. Ancora, i Blur, gli Strokes, Portishead, Nirvana, Smashing Pumpkins e i Kula Shaker. Tralasciando la musica per un secondo, per me tutto è fonte di ispirazione, comprese le sostanze psicotrope e l’alcol.

C’è un target specifico a cui vi rivolgete?

La Collera è fondamentalmente popular. Chiunque può abusarne.

Lavorare in sinergia è stupendo, ma a volte può essere complicato e frutto di sacrifici e pazienza, potreste descrivere la vostra esperienza in merito?

Come ti dicevamo poco fa, le esperienze passate di ognuno di noi sono servite a far cadere moltissimi filtri, in particolare durante il lavoro in sala prove e in studio di registrazione. In quei momenti un artista è sicuramente più esposto e fragile perché sta esprimendo se stesso attraverso il proprio strumento ma è corresponsabile di un risultato che è la somma di quattro anime e non solo del proprio ego.

In quei momenti bisogna da un lato mostrarsi aperti ad accettare i suggerimenti e le critiche e dall’altro saper dare quei suggerimenti nel modo più costruttivo e funzionale. Il patto tra noi è quello di far emergere il risultato finale e non la propria visione dello stesso. Ci vuole, come giustamente dici, pazienza, ma anche sensibilità.

Quando avete deciso di formare un gruppo stabile?

Nella seconda metà del 2017 ho conosciuto Andrea tramite un sito per musicisti. Insieme abbiamo iniziato a scrivere le prime canzoni per voce e chitarra acustica. Nel giro di poche settimane abbiamo cercato un batterista e un bassista che potessero dare un corpo rock a brani che fino a poco prima erano rock solo nelle nostre teste. Una volta completate le prime tre canzoni, abbiamo deciso di buttarci sul palco senza pensarci troppo.

La scaletta di quella prima esibizione fu ovviamente molto breve, ma ci regalò una prima scarica di adrenalina. Ne volevamo ancora. In sostanza, la band è nata senza avere il tempo di pensarci troppo sopra, senza un piano, guidati dall’esigenza.

Ci sono stati momenti di crisi? E qual è stato il motore propulsivo per uscirne?

Subito dopo avere inciso La Collera EP e con in mente i tanti progetti in arrivo (il video di Certi Posti Sono Fatti Per Sentirsi Soli, i concerti, la promozione del disco), Pierpaolo (Capra, bassista) ha dovuto lasciare la band per trasferirsi all’estero. Essendo legati non solo da un progetto musicale ma anche da una forte amicizia, la separazione è stata dolorosa per tutti. Proprio l’amicizia ha aiutato a non considerare l’uscita di Pier uno stop, a renderla comunque una celebrazione per il suo futuro e il motore per proseguire.

L’amicizia rimane e sempre Pier ha curato la grafica dell’EP, in combo con l’artista che ha disegnato le copertine, Max Gizzi. In ogni caso l’universo aveva altri piani per noi e tutti: subito dopo aver trovato in Alessandro Pisu un nuovo bassista, ha mandato il mondo a gambe all’aria con una pandemia globale.


Quali sono stati invece i momenti più emozionanti o più soddisfacenti?

Ogni volta che facciamo qualcosa per la prima volta, ci emozioniamo a tal punto che a volte anche quando la rifacciamo è come se fosse la prima volta. I momenti che ci vengono in mente sono i concerti: quelli in cui qualcuno ci ascolta per la prima volta, quelli in cui scopriamo che qualcuno sa già le parole delle canzoni, poi quelli in cui non rompiamo nulla e quelli più rari da cui ne usciamo sobri e senza lividi.

Poi ci sono i riconoscimenti raccolti in questi due anni di attività: i premi vinti partecipando a Sanremo Rock nel 2018, essere entrati in contatto con la squadra di Alka Record, la registrazione del disco in compagnia di Michele Guberti e Manuele Fusaroli… 

Non ultimo, quando stiamo componendo in sala prove e a un certo punto tutti e quattro sentiamo di avere scritto il brano che desideravamo scrivere.


Come descrivereste la sensazione di cantare/suonare dal vivo?

Giovanni: un’estasi tormentata.

Andrea: una tempesta di spasmi.

Alessandro: dignitosamente brillo.

Chicco: non ho mai cantato per chiaro deficit vocale. Suonare su qualsiasi palco è invece la mia droga. Fin dal primo concerto ho capito che avrebbe avuto la priorità assoluta. Parlo sempre e solo di proporre la propria musica. Suonare “tanto per” non ha senso, secondo me.

 

Avete progetti in campo artistico nell’immediato futuro?

In questo periodo è difficile pensare a dei piani per l’immediato futuro, per cui il progetto è una speranza: tornare a suonare dal vivo!

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