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Di pollici opponibili e sinapsi sprecate

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Perché la gente non legge, e crede a ogni fesseria che si trova davanti? Perché basta un titolo per convincere qualcuno della veridicità della notizia?

Sono due domande complesse alle quali rispondere, e mi piacerebbe moltissimo liquidarla con un “sono dei coglioni”, ma non può essere solo questo.

Non è possibile che le persone siano tutte stupide, che credano alle matite cancellabili del referendum, al copia/incolla di messaggi a Facebook in difesa della privacy, a concorsi truffaldini della Ray Ban e così via.

No, deve esserci qualcosa di profondo dietro tutto questo disagio mentale, perché è evidente che chi crede a tutte le puttanate di questo mondo ha un problema psicologico.

Io ho una teoria, che intendo illustrarti.

A spingere la gente a credere a tutte queste stronzate non è l’analfabetismo di ritorno, che pure è dilagante, oppure la mancanza di una cultura universitaria, perché ho visto laureati in Giurisprudenza fare cose che voi umani non potete nemmeno immaginare.

No, non è un problema di cultura, o di istruzione, ciò che manca a queste persone è la curiosità, quella che dovrebbe spingerli a cliccare sul titolo sensazionalistico, oppure a effettuare delle ricerche su Google per verificare la veridicità della notizia.

Troppa fatica, mi rendo conto, ma se l’evoluzione ci ha dotati di due pollici opponibili e un cervello in grado di produrre sinapsi, magari potremmo anche fare una pazzia di tanto in tanto e pensare, prima di assorbire tutta la merda che ci circonda, e usare la tecnologia della quale disponiamo (e della quale dovremmo anche comprendere il valore) per cercare la verità.

O qualcosa che gli somigli.

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Francesco Ambrosino

Blogger, Content Marketer, Social Media Specialist at Socialmediacoso
Sono burbero, sbuffo spesso e ho già le rughe. Amo il cinema, le serie tv americane, la musica, i libri. Mi nutro di parole, pop corn ed emozioni forti. Mi commuovo spesso, e non me ne vergogno affatto. Le cuffie dell'iPhone sono il mio scudo contro le chiacchiere inutili.

Non parlo di cose che non conosco, quindi parlo poco. Se posso, scrivo. Per lavoro, coso il coso.
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